L’area vasta, anziché unire le ex province, per ora fa discutere e divide, proprio mentre il sistema economico stenta a riprendersi. Il Pd cremonese guarda all’alleanza con Mantova, anche con la fusione delle Camere di commercio, come conferma il sottosegretario Luciano Pizzetti, pochi giorni dopo che il suo segretario provinciale, il cremasco Matteo Piloni, ha segnalato la necessità di ampliare gli accordi anche a Pavia e Lodi. Il Cremasco infatti, che già forma una zona omogenea, teme la lontananza di Mantova, dove anche la Camera di commercio, avrebbe sede, indebolendo ulteriormente Cremona. Così partono le critiche verso la Regione Lombardia, condannata per l’assenza al momento di attuare le riforme istituzionali. Crema vanta il 50% del Pil provinciale e non accetta di essere azzerata. Tra il pullulare delle opinioni, spunta il parere della Confesercenti di Cremona, che ha constatato che la ripresina con inflazione bassa consente alle famiglie di tornare a risparmiare, senza aumentare sensibilmente i consumi. In provincia nel 2015 le imprese attive sono diminuite: 375 in meno all’appello, e non mancano autonomi che si presentano ai servizi sociali per chiedere aiuto. Verso Mantova gravitano già gli accorpamenti dell’Aler, del trasporto pubblico locale, dell’agricoltura e dulcis in fundo dei collegi elettorali. Quest’ultima è stata già considerata con diffidenza dai cinque stelle: il deputato Toninelli ritiene che sia solo il modo per riorganizzare i bacini elettorali a vantaggio del Pd, che si gioverebbe della riorganizzazione della pubblica amministrazione. Nel centrosinistra cremonese, però, l’assessore Virgilio ha preso accordi con Lodi per il turismo fluviale. Dai territori non emerge ancora un disegno unitario. Nel frattempo, un dato di fatto è la riorganizzazione dell’amministrazione provinciale, dove il settore Ambiente è stato accorpato alla Pianificazione territoriale, rimanendo provinciale, distinto dall’Agricoltura, caccia e pesca che diventa regionale. Potrebbe essere l’occasione per alcune scelte strategiche invocate da tempo dalle associazioni, ma la politica sta guardando altrove.

Paolo Zignani

 

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