Cremona vanta quasi un primato: tutti i bambini sotto i sei anni vanno a scuola, il 98%, con una dispersione minima anche se in crescita, con un dato che va oltre l’obiettivo europeo del 95%, ma quel che importa è che non entrino con la schisceta, il cosiddetto pasto portato da casa, che è stato reso possibile da un ordine del giorno approvato del consiglio regionale. Persino Alessandro Fanti della Lega è contrario, che ha votato col centrodestra la proposta dei grillini, per Luigi Lipara e Giancarlo Schifano è un’assurdità inaudita, un rischio per l’igiene e la salute, un attacco al valore sociale ed educativo della mensa, dove tutti si nutrono senza differenze, con la tutela per ogni dieta e preferenza personale. La crociata contro la schisceta unisce sinistra e destra, tutti sono contro la pentastellata Lucia Lanfredi che invece ha raccolto duecento firme, perché le mamme che non riescono a pagare la mensa comunale possano almeno permettere ai figli di cibarsi. La ragione della rivolta contro il consiglio regionale è che il Comune fa del sistema scolastico cittadino una bandiera, refezione compresa, e dà un finanziamento annuale di 200mila euro alle paritarie, rompendo un altro tabù di sinistra, malgrado le proteste di una parte del Pd. E la vicesindaco Maura Ruggeri ormai chiama paritarie anche le comunali. Ci sono nove scuole comunali, cinque paritarie e sei statali, e un totale di 783 bambini sostenuti dall’amministrazione, più numerosi degli iscritti: il Comune investe riuscendo a riportare alla mensa 136 alunni e favorendo i residenti nelle graduatorie, per ridurre gli spostamenti in auto, il traffico e l’inquinamento e favorire la socializzazione nei quartieri e i legami tra famiglie e scuole. E’ la scelta della giunta nel mese delle iscrizioni al prossimo anno scolastico. Molti i problemi: aumenta la morosità delle famiglie, arrivata al 20% senza però togliere il pasto ai piccoli alunni. Spicca il dato dei disabili, il 2,6%, il doppio della media nazionale con un incremento rilevante di casi di autismo. Si aggiungono gli alunni seguiti dai servizi sociali, oltre il 3%. Azzerate le liste d’attesa. Ci sono 78 insegnanti, 32 sezioni, 18 bidelli di ruolo, 18 operatori delle pulizie, affidate a una ditta esterna, otto cuochi dipendenti e otto volontari. Gli edifici, dopo decenni di tagli governativi, sono spesso in cattive condizioni: anche alla scuola Trento Trieste, però, sono previsti lavori per ristrutturare i bagni e la palestra.

Paolo Zignani

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