Cremona: unione fra quattro Province

Passo avanti verso l’Area Vasta: le Province di Cremona, Bergamo, Brescia e Mantova hanno firmato stamattina un protocollo d’intesa per gestire insieme le funzioni sopravvissute alle riforma Del Rio. E’ un accordo innanzitutto fra territori che hanno caratteristiche simili, e che possono presentare alla Regione un modello di governo locale che dopo il referendum costituzionale di ottobre, soprattutto se vincerà il sì, potrà essere applicato e ricevere la definitiva ufficialità giuridica, legata alla riforma del titolo V della Costituzione. Il progetto definitivo, prima del voto, ancora non si può vedere. Senza l’auto-organizzazione preliminare delle Province, però il presidente della Regione Roberto Maroni ha già annunciato che cosa accadrà: la Lombardia sarà divisa dal Pirellone in otto Cantoni, com’è accaduto alle amministrazioni sanitarie. Si teme quindi una rivoluzione rischiosa, pilotata dall’alto, che l’accordo di stamattina potrà prevenire, grazie alla firma del cremonese Carlo Vezzini e di Matteo Rossi della provincia di Bergamo, con Pier Luigi Mottinelli per Brescia e il mantovano Alessandro Pastacci. Tutta la pubblica amministrazione è in fermento: anche i piccoli Comuni, rappresentati dall’Anci, stanno lavorando a un documento unitario da concordare con la Regione, come spiega il sindaco di Gerre de Caprioli Michel Marchi. Gli enti locali più piccoli, all’interno dell’unione delle quattro ex Province, potranno inserirsi nelle zone omogenee, in ambiti più ridotti ma unificati in determinati settori in base a fattori che li uniscono. Il Cremasco si è già costituito, il Cremonese no, tradizionalmente conservatore, privo anche di una Consulta dei Comuni. Anche il Cremonese si è messo in movimento, come dimostrano i progressi compiuti dall’Azienda sociale. Soresina e Casalmaggiore potrebbero formare aggregazioni rilevanti. Occorrerà maggiore protagonismo da parte delle alleanze fra enti locali impegnati su singoli programmi, col supporto tecnico e amministrativo della futura Area vasta. Per il momento si intravvede un disegno troppo ampio: sarà compito poi dei Comuni dare contenuti all’unione dei servizi. Ad esempio un progetto per la riqualificazione degli edifici con classificazione energetica peggiore ha bisogno di investimenti e di professionalità che un singolo Comune può non avere. L’occasione di unirsi dà ai territori la possibilità di rilanciare la competizione e di coinvolgere maggiori investimenti. Il rischio è che vengano aggregati, con spirito difensivo, solo i resti sopravvissuti ai tagli del governo: l’Area Vasta milanese potrà fare allora la parte del leone, lasciando le briciole alle periferie.

Paolo Zignani