La spada di Damocle dell’aumento del consumo di suolo è puntata contro la città di Cremona. Già dal 2014, quando la giunta Galimberti, in linea con le disposizioni della Regione Lombardia, ha aumentato gli oneri di urbanizzazione per gli impresari che intendono aprire nuovi cantieri su suolo agricolo, l’associazione dei costruttori, Ance Cremona presieduta da Carlo Beltrami, ha posto la questione del rispetto dei diritti di chi può eseguire interventi già previsti dal Piano di governo del territorio. La Regione ha deciso che pagherà di più chi realizzerà nuovi edifici nel centro abitato non consolidato, facendo espandere la città divorando un tempo di campagna. La giunta Galimberti ha sostenuto di limitare quanto possibile il consumo di suolo, dando il via libera a 300mila metri quadrati di area commerciale, produttiva e artigianale in via Mantova e a nuove abitazioni in via Flaminia: due interventi su 32 già possibili da anni, fermati solo dalla crisi. Contro la cementificazione ha protestato Rifondazione comunista con il segretario Francesca Berardi, uscita dalla maggioranza di centrosinistra in seguito all’accordo tra Lgh e A2a. Per Rifondazione non basta cancellare la Strada Sud se poi fioriscono ovunque nuovi supermercati e centri commerciali e si autorizza la cementificazione di pregevoli aree verdi in una città come Cremona disseminata di case vuote e appartamenti sfitti. La Costituzione impone la salvaguardia del paesaggio, non il diritto a cementificare. Il Partito democratico la settimana scorsa in sala Zanoni ha affrontato l’argomento, rimproverando la giunta Maroni di aver approvato il Piano territoriale regionale troppo tardi, mentre la legge contro il consumo di suolo è di fatto inapplicabile. Così le responsabilità ricadrebbero sulla Regione, mentre in Lombardia ci sono ancora quattro milioni di metri cubi edificabili. L’assessore Andrea Virgilio ha risposto a Rifondazione che Cremona dovrebbe aver fame di imprese e di investimenti nell’edilizia. Un’affermazione che suscita nuovi timori: la ripresa economica, se si verificherà, sembra infatti seguire il modello di sviluppo tradizionale, basato sull’espansione edilizia, anche se lo stesso Pd negli incontri pubblici ufficialmente non segue questa linea.

Paolo Zignani

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