Cremona. La cassa integrazione torna a essere un problema anche in provincia, malgrado i dati positivi della Camera di commercio, che ha registrato un incremento del Pil negli ultimi quattro trimestri. La cassa integrazione in deroga è uno degli indicatori economici negativi, perché viene concessa in caso di crisi delle imprese che non avrebbero diritto ad ammortizzatori sociali, e già per il mese di febbraio decine di attività della provincia di Cremona l’hanno ottenuta dalla Regione. La giunta Maroni ha stanziato 4 milioni e 700mila euro di cassa in deroga per il mese di febbraio in Lombardia. E’ stata la Cgil a dare rilievo alle statistiche nazionali dell’Inps: la cassa integrazione è salita in gennaio del 33% rispetto al mese precedente e del 12% rispetto al gennaio 2015. In gennaio i lavoratori italiani quindi perso ben 218 milioni di euro al netto delle tasse. Le regioni più colpite sono Piemonte, Toscana, Umbria, Lazio e Molise, ma il fenomeno riguarda in misura contenuta anche la Lombardia. In provincia le ore di cassa integrazione in deroga sono aumentate in un anno del triplo, da 11mila a 42mila, e riguardano il settore edile e il commercio, per 4mila ore ciascuno. La cassa straordinaria invece è calata da 158mila ore a 133mila. E’ però nel settore alimentare che il welfare è dovuto intervenire di più sul territorio provinciale, viste le 121mila ore di cassa straordinaria pagate in gennaio. Nel settore meccanico le 122mila ore dell’anno scorso non ci sono più, preoccupa però, sempre per i meccanico, l’aumento di cassa in deroga per 10mila ore in gennaio, oltre a svariate centinaia di ore di lavoro pagate dallo Stato nel tessile, nel chimico e nel ramo vestiario, abbigliamento e arredamento. Disagi che la Cgil in particolare ha segnalato da tempo: la Fiom di Cremona un anno fa profetizzava che il Jobs act avrebbe cambiato la vita in peggio: meno diritti e tute e più libertà di licenziare, soldi alle imprese e contratti incerti per chi lavora.

Paolo Zignani

 

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