Cremona Non si capisce con quali criteri il ministero dello sviluppo economico abbia accettato la richiesta di ricerca di gas naturale e petrolio presentata dalla società Pengas, che ha un capitale di soli 120mila euro e potrebbe fare nuove trivellazioni in provincia di Cremona, fra la città capoluogo e il Casalasco, come anche nel Parmense e nel Mantovano, per un’estensione di 75mila ettari. Le associazioni ambientaliste che aderiscono al referendum del 17 aprile hanno fatto una visura camerale e letto i dati di bilancio e la composizione del cda della Pengas, e diffuso queste critiche su critiche via internet. Ancora una volta si tratta di una piccola società inattiva: uno degli amministratori è maltese. Perché le perforazioni del terreno inizino, occorre un periodo di tre mesi, per dare la possibilità ad eventuali concorrenti di presentare richieste alternative, che di solito non arrivano, poi è indispensabile un accordo con le Regioni interessate – Lombardia ed Emilia Romagna – e quindi una Valutazione d’impatto ambientale positiva e infine un’autorizzazione. La procedura è dunque soltanto iniziata ma per le associazioni ha già le caratteristiche di opacità di altre iniziative di ricerca di idrocarburi. E’ una corsa al petrolio e al gas, una forma di occupazione del territorio. La mobilitazione arriva anche a Cremona, dove Ambientescienze ricorda che la combustione di petrolio e gas è la prima causa del riscaldamento globale del pianeta. L’Italia, secondo Legambiente, ha speso oltre 17 miliardi di euro nel 2014 in incentivi alla ricerca di idrocarburi, l’1% del Pil. Enrico Duranti, Ezio Corradi e vari altri attivisti dal Cremasco al Casalasco stanno invitando al votare il referendum del 17 aprile, per impedire lo snaturamento del territorio. In Lombardia ci sono ben 15 permessi di ricerca, di cui 7 in provincia di Cremona: è il dato più alto in Italia, secondo solo all’Emilia Romagna. Inizia così una serie di incontri pubblici: dopodomani all’Arci di Ombriano, per formare il comitato provinciale referendario, e venerdì 4 marzo a Gussola. Se il 17 aprile vinceranno i sì, le trivellazioni vicino alle coste inizieranno a fermarsi, e potrà essere un primo stop all’economia del petrolio.

Paolo Zignani

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