L’ultima sorpresa negativa è degli ultimi giorni, quando in un’altra scuola l’analisi del georadar e delle nuove tecnologie ha rivelato le sofferenze del soffitto. Gli edifici delle scuole cremonesi sono infatti ormai inadeguati, perché sono stati costruiti con tecniche che risultano insufficienti. Cedono non solo gli intonaci ma anche i laterizi, occorre mettere puntelli o anche far lezione in altre sedi, per la durata dei lavori. Gli stabili risalgono anche a due secoli or sono, i più recenti agli anni 60-70, costruiti dopo il boom economico. Oggi in commissione sviluppo e politiche giovanili il dirigente dei lavori pubblici Ruggero Carletti ha dato un aggiornamento sulla messa in sicurezza di trenta scuole, che comprende anche la vulnerabilità sismica, riguardante 36 edifici. E a volte le costruzioni più antiche reggono meglio di quelle più recenti. Si conducono prove geotecniche, si usano martelli che toccano i soffitti producendo suoni, che poi vengono elaborati digitalmente per rilevare il rischio di cedimenti, quando in passato i controlli erano eseguiti per lo più battendo i soffitti con le mani. I lavori sono iniziati con un primo lotto l’anno scorso, per trenta istituti, un secondo appalto per nove scuole, anche con i contributi del ministero. Stavolta dalle minoranze sono arrivati complimenti, come da parte di Ferruccio Giovetti di Forza Italia e da Lucia Lanfredi dei cinque stelle, che aveva proposto di versare l’8 per mille all’edilizia scolastica. L’assessore Andrea Virgilio ha promesso anche programmazione per evitare nuove crisi in futuro, non solo opere d’emergenza. I lavori alla media Anna Frank, già evacuata, sono ormai conclusi, se ne devono svolgere ancora negli asili Lancetti e Navaroli, oltre che alla scuola materna Lacchini. L’ultimo appalto è stato assegnato a fine febbraio, per opere da 150mila euro. E in gran parte il finanziamento è comunale.

Paolo Zignani

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