Può capitare che una compagnia petrolifera faccia richiesta di ricerca di idrocarburi a tre chilometri da casa, senza che il Comune dica nulla. E’ stata l’esperienza di Giacomo Cangini, insegnante in pensione e allevatore di Soncino, che solo da un volantino ha appreso che stoccaggi e centrali di pompaggio del gas devono sottostare alla direttiva Seveso, perché i rischi riguardano anche le aree esterne agli impianti, tant’è vero che sono previsti per legge piani d’emergenza in caso di grave incidente. Ma c’è scarsa informazione – come lamentano da tempo gli ecologisti – sia sui vantaggi delle società del gas che sui pericoli cui sono esposti gli abitanti. Cangini ha raccontato ieri sera nell’auditorium di Vescovato, assieme al gruppo dei No Triv della provincia di Cremona, in quale modo si è accorto di vivere tra tubi del gas provenienti dalla Siberia, stoccaggi e centrali di pompaggi, per invitare il pubblico ad andare a votare sì al referendum del 17 aprile. Il quesito riguarda soltanto le proroghe delle concessioni vicine alle coste, dunque il voto ha un valore simbolico, come ha ricordato Pietro Dommarco, di Altreconomia, e democratico, per segnalare la volontà di un’economia non più fondata sullo sfruttamento del territorio. Si parla di Texas padano, di utilità pubblica dei permessi di ricerca di gas e petrolio, tuttavia se venisse veramente estratto gas a Castelverde, vicino a Cremona, la produzione servirebbe a coprire il fabbisogno nazionale solo per quattro ore. Le compagnie petrolifere e del gas non pagano i diritti al territorio, grazie alle esenzioni e agevolazioni concesse e confermate dai governi: il gas che è stato estratto in Lombardia, in dieci anni, è pari a 302 milioni di metri cubi, grazie a numerose concessioni, mentre il fabbisogno nazionale supera i 60 miliardi. Trivellazioni ed estrazioni di metano dunque per i No triv hanno un solo scopo: la compravendita internazionale e i profitti, cui si accompagna rischio sismico e una criticabile trasformazione del terreno agricolo. Mentre il referendum si avvicina a Bordolano la centrale del gas, che sorge sullo stoccaggio, sta per essere attivata: le prime operazioni di commissioning sono state già affettuate. Eni invece prende tempo a Vescovato, dove il Comune, l’Arpa e la Provincia le hanno chiesto informazioni sul pozzo di gas, che Padana Energia intende riattivare dopo la bonifica. E’ un progetto dal quale, secondo un’ipotesi degli ambientalisti, potrebbe derivare un nuovo stoccaggio in provincia di Cremona, dopo quelli di Ripalta Cremasca, Sergnano e Bordolano.

Paolo Zignani

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata