(Cremona/Brescia). E’ cominciato oggi, in Corte d’Assise d’Appello a Brescia, il processo bis a carico dei manager della ex raffineria Tamoil di Cremona. All’ombra del Torrazzo, il 18 luglio del 2014, per questo caso era stata emessa una setenza storica, con la condanna dei vertici dell’azienda per disastro ambientale: il giudice Guido Salvini aveva condannato Enrico Gilberti e Guerrino Billi (I manager già presenti al momento dell’autodenuncia del 2001) per il reato di disastro ambientale doloso. Il libico Abulaiha e Pierluigi Colombo erano stati invece condannati per disastro ambientale colposo. Assolto invece Yammine, per non aver commesso il fatto: era arrivato infatti a Cremona solo nel 2007 e non era a conoscenza della situazione precedente. Poche settimane dopo il deposito della sentenza del giudice Salvini era stata approvata la nuova legge sui reati ambientali (attesa dal ’99). In questa legge è stato definitivamente inserito, nel codice penale, un reato, l’art. 452 quater che sanziona il reato di disastro ambientale, che punisce chi inquini producendo danni irreversibili e punito con pene serie. Poi è stata raddoppiata la prescrizione, disposta la confisca e la responsabilità di enti, persone che portino a fenomeni di inquinamento ambientale. Successivamente, La procura generale della Corte d’Appello di Brescia (con il sostituto PG Manuela Fasolato) ha impugnato la sentenza di primo grado chiedendo la condanna per tutti gli imputati per il reato di avvelenamento delle acque, che prevede 15 anni di reclusione, con il concorso del reato di disastro ambientale doloso. Il cittadino Gino Ruggeri, parte civile nel processo di primo grado attraverso l’esercizio dell’azione popolare sostitutiva e che aveva fatto incassare al Comune di Cremona un milione di euro come risarcimento danni ha passato il testimone allo stesso comune, ora parte civile davanti alla Corte d’Appello di Brescia. Il processo si celebra col rito abbreviato e la corte è presieduta dal giudice Enrico Fischetti, giudice relatore Massimo Vacchiano più sei giudici popolari. Prima che iniziasse il processo, davanti al Palagiustizia Zanardelli, Sergio Ravelli, leader dei Radicali e parte civile come socio della Bissolati, e Gino Ruggeri hanno tenuto una conferenza stampa sulla vicenda. A fine Maggio la sentenza. Oggi, invece, il PG di Brescia ha chiesto per tutti la condanna per avvelenamento delle acque, disastro ambientale e omessa bonifica, con dolo e in continuazione: per Gilberti 8 anni e 4 mesi; Billi 7 anni e 4 mesi; Abulahia e Colombo 7 anni e 2 mesi; Yammine 7 anni e 1 mese, pene già ridotte di un terzo.

Claudia Barigozzi

 

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