Cremona. La Regione ha tagliato il territorio provinciale in due soli ambiti, Cremasco e Cremonese, e il Casalasco fa parte del Cremonese, creando disagio e perplessità, dato che Crema ha già formato di fatto in più occasioni un’area omogenea con il proprio circondario, mentre Cremona è in forte ritardo, tanto che nemmeno si è ancora costituita la Consulta dei Comuni del Cremonese. La novità dei due soliti Ato, Ambiti territoriali ottimali, ha suscitato qualche imbarazzo durante il consiglio provinciale, nel corso della discussione sulla legge 31, finalizzata a ridurre il consumo di suolo in Lombardia. L’amministrazione provinciale ha presentato ieri le osservazioni al Piano territoriale regionale, autentico punto di riferimento di tutti i piani regolatori comunali, dopo il passaggio intermedio della pianificazione per ambiti provinciali. Al Pirellone è tempo di Valutazione strategica ambientale sul piano regionale: Cremona si è allineata alle osservazioni dell’Unione delle Province lombarde, di oltre duemila pagine, allo scopo di chiarire i punti più nebulosi delle norme che stanno per essere applicate due anni dopo l’approvazione. La realtà a volte è più semplice: a Castelleone si stanno facendo ristrutturazioni: il sindaco Pietro Fiori ha fermato la costruzione di un nuovo supermercato e diversi cittadini hanno chiesto di non considerare più edificabili i loro terreni, per restituirli alla destinazione d’uso agricola. Si parla già di alcuni milioni di metri quadrati, in provincia, che potrebbero non essere più cementificati, anche se rimane il rischio dell’aumento di infrastrutture, come le autostrade, escluso dal calcolo del consumo di suolo. A Cremona invece la scelta è opposta: aumentare il terreno cementificato. Cremona in teoria, per la Regione, dev’essere inoltre il capoluogo di un territorio omogeneo che invece tende a sfaldarsi. Alcuni Comuni del Casalasco infatti preferiscono organizzarsi con il Mantovano. Anche nel settore sociale si ripresenta il problema di due ambiti provinciali sin troppo teorici. Inoltre Cremona ha dichiarato l’obiettivo di omogeneizzare e semplificare i servizi, dato che con 70mila abitanti non è possibile reggere la concorrenza, quando i bacini d’utenza sono di almeno centomila abitanti. Ma omogeneizzare e semplificare, come sostiene il sindaco Galimberti, appare impossibile in settori come la gestione dei rifiuti, visto che i gestori sono quattro: A2A, Aspm Soresina, Casalasca Servizi e il sistema Vescovato con Ecogest. Così la Consulta rischia di diventare soltanto la zona di caccia dei maggiori predatori del mercato, come A2A. Per il sindaco di Vescovato Maria Grazia Bonfante la Consulta dovrebbe essere organo di confronto politico per poi compiere scelte anche diverse, ad esempio abbandonare l’inceneritore di A2A. Alcuni Comuni, quindi, pur continuando a far conoscere ai vicini le proprie esperienze, potrebbero lasciare Cremona e preferire amministrazioni bresciane. Crema, come insiste il sindaco Stefania Bonaldi, preferisce Lodi. E Cremona appare sempre più sola.

Paolo Zignani

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