Cremona. Delle polveri sottili non si è più parlato con clamore, ma il dato non è mai sceso sotto quota 30 negli ultimi venti giorni, con due sole eccezioni, per risalire a 76 ieri, quando lo soglia d’allerta è 50 e l’Organizzazione mondiale della sanità sostiene che non bisognerebbe superare i 10 milionesimi di grammo per metro cubo d’aria. Le pm 2,5, ancora più piccole e più pericolose per i polmoni, sono a quota 54. L’emergenza non è finita: si è solo ridotta e la siccità non aiuta. In Comune del contrasto all’inquinamento dell’aria che respiriamo si è discusso lunedì in commissione Ambiente, per prendere atto delle difficoltà del Comune: persino controllare un camino domestico non a norma è impossibile ai vigili urbani. L’associazione cremonese Ambientescienze ricorda che la scelta è consolidata storicamente: la crescita del Pil, anche se modesta, viene sistematicamente preferita alla salute creando una contrapposizione artificiosa tra lavoro e salute. Anche chiudendo la città ai veicoli, l’aria inquinata si sposterebbe velocemente: l’aria inquinata di Pechino è già arrivata in Canada, come osserva l’ecologista Benito Fiori. Il Pria, Piano regionale degli interventi per la qualità dell’aria, rimane poco efficace senza il coordinamento fra le Regioni del Nord di cui il presidente Roberto Maroni si era fatto carico senza risultati. Grandi promesse anche da parte del governo, con una serie di indicazioni non obbligatorie per i Comuni. La giunta Galimberti ha emanato a sua volta una serie di obiettivi per la riduzione del traffico e del riscaldamento, però il superamento della convinzione politicamente dominante che il denaro vale più della salute è ancora un’utopia. I motori diesel sono inquinanti e tuttavia le limitazioni sono blande, poiché sono stati lasciati circolare nei giorni critici anche gli euro 3, fermati solo quest’anno. Dopo la conferenza di Parigi cop21 è partita anche una petizione del sindaco di Parigi Anne Hidalgo, per chiedere all’Unione europea di abbassare le soglie concesse dalla commissione europea e dai governi ai diesel euro 6, una sorta di licenza di inquinare dopo il caso Volkswagen. La regione Toscana da parte propria ha approvato in questi giorni una nuova legge più restrittiva, che permette alla Regione di sostituirsi ai Comuni inadempienti. Nell’insieme però l’economia non cambia per nulla: surriscaldamento del pianeta e inquinamento dell’aria rimangono in balia degli interessi economici.

Paolo Zignani

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