Cremona Anche dalla Corte d’Appello di Brescia è arrivata la sentenza sulla vicenda che riguarda le uccisioni immotivate di animali presso il canile di Cremona attraverso la somministrazione di farmaci e maltrattamenti. Pene più lievi quelle emesse dal secondo grado di giudizio che hanno comunque ritenuto colpevoli la vicepresidente dell’associazione che gestiva il canile per conto del Comune di Cremona, l’associazione Zoofili cremonese, Cheti Nin, condannata in prima battuta a due anni e tre mesi anno e tre mesi e che ha ricevuto in secondo grado la ridfuzione di ben un anno di condanna; e colpevoli sono state riconosciute anche le due volontarie, Laura Gaiardi e Elena Caccialanza, per cui la pena ( sospesa) è a nove mesi, anche qui, contro una pena in primo grado di un anno e tre mesi. Si ridimensionano le pense ma non le colpe: i capi d’accusa, ad eccezione della soppressione di un cucciolo di labrador e due pastori tedeschi di proprietà di due fratelli che non è stata attribuita a Cheti Nin, rimangono inalterati. Al canile veninvano sopporessi senza alcuna necessità animali e cuccioli con l’utilizzo di farmaci eutanasici Tanax e Pentothal Sodiu, e per le imputate sopravvive anche l’accusa danche di esercizio abusivo della professione medica. Una vicenda scandalosa che ha sconvolto la comunità cremonese e ancora oggi lascia aperti molti interrogativi sulla gestione del canile e sul futuro della struttura e degli animali che vi vengono destinati. Il processo andrà avanti anche nel terzo grado di giudizio, con il ricorso in Cassazione già annunciato del legale della Nin, Ennio Buffoli, mentre si attendono le motivazioni della sentenza entro 90 giorni. La Corte d’Appello ha poi riconosciuto il risarcimento già stabilito per la Lega Nazionale del Cane, costituitasi parte civile, con la conferma della somma stabilita in primo grado e pari a 10mila euro; mentre le associaizoni Enpa (Ente nazionale protezione animali), Oipa (Organizzazione internazionale protezione animali) e Anpana (Associazione nazionale protezione animali natura e ambiente) non si sono viste riconoscere i risarcimenti attribuiti dalla sentenza di primo grado. La vicenda giudiziaria era partita proprio grazie alla determinazione a fare chiarezza sulle voci circolanti sul Rifugio del Cane che aveva portato Rosetta Facciolo della Lega del Cane a muoversi collezionando prove che hanno poi portato all’apertura del fascicolo. Le perizie dei Nas consentirono in un secondo tempo di ricostruire un raccapricciante quadro: cani, in molti casi trovati con echimosi interne ed esterne procurate nel tentativo di tenerli fermi per la somministrazione della puntura letale: alcuni trovati con il collo fratturato e altri morti per infarto dalla paura. Una perizia che è disponibile, per chi volesse approfondire l’orribile vicenda. Il Comune dal canto suo, dopo il silenzio e la decisione di non costituirsi parte civile nel processo, ha recentemente prorogato la concessione all’Associazione Zoofili Cremonesi e sta procedendo alla stesura di un bando per affidare la struttura, e cerca di vendere ciò che resta ancora nìin mano pubblica del Rifugio, destinato a diventare proprietà di privati.

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