Cremona. Accelera anche a Cremona la macchina degli affidi familiari, sia per le conseguenze della nuova legge che per la crisi della famiglia e la necessità di dare sostegno ed educazione ai minori. L’ampio consenso politico in materia ha indotto Andrea Serena, il segretario cremasco di Rifondazione comunista, a porre domande sul sistema, dato che le associazioni e le comunità che gestiscono i bambini sono private e la trasparenza diventa problematica. A Crema un affido in comunità è costato ai Comuni dai duemila ai tremila euro al mese. L’organizzazione è così forte, che Andrea Serena parla di attività di lobby, capace di agire sia in Parlamento che a tutti i livelli. L’associazione di Crema è in grado anche di affittare case e presenta un bilancio da cinque milioni di euro l’anno. Lo stesso sindaco Stefania Bonaldi ha trovato difficoltà nel reperire informazioni, in alcuni casi: il Comune è comunque intervenuto per aumentare i controlli e garantire trasparenza. Attualmente i servizi sociali del Comune di Cremona seguono 42 affidi, prevalentemente giudiziali, quindi senza consenso dei genitori, su sentenza del tribunale dei minori di Milano. Sono 12 i bambini affidati invece nei 46 Comuni del distretto. I due anni e mezzo di allontanamento dai genitori naturali spesso sono raddoppiati o triplicati dal tribunale. In caso d’emergenza i minori vengono prelevati all’improvviso dai servizi sociali e dalle forze dell’ordine e dopo la sentenza del giudice sono inseriti in comunità, con un costo che per i Comuni di oggi, con i bilanci all’osso, si fa rilevante se i casi aumentano. Le famiglie scollegate da associazioni e comunità invece percepiscono non più di 450 euro al mese, come a Cremona e Crema. Nel distretto cremonese la pratica è contenuta ma in fase d’espansione. La nuova legge, come ha spiegato la direttrice delle Politiche Sociali di Cremona Eugenia Grossi, dà ruolo di tutor alle famiglie già affidatarie anche perché le stesse assistenti sociali, presenti solo pochissime ore alla settimana nei piccoli Comuni, stentano a seguire i singoli casi. La stessa Casalmaggiore sta per attivare due o tre nuovi affidi. Cremona, che affrontato l’argomento su impulso dell’assessore Mauro Platé, intende seguire gli sviluppi del settore, soprattutto ora che il comparto pubblico non può più essere autonomo senza la partecipazione del privato sociale e delle associazioni. La questione si fa rilevante poiché affidatarie risultano famiglie socialmente in vista, compresi uomini politici: il prestigio di cui gode chi si impegna per la crescita di un minore in difficoltà familiare crea infatti consenso.

Paolo Zignani

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