Cremona. La riforma costituzionale rischia di emarginare Cremona, che ha appena iniziato il percorso verso la Consulta dei Comuni del Soresinese e del Cremonese, in ritardo di anni, mentre Crema con tutto il suo territorio corre verso la città metropolitana milanese. Se nel referendum di ottobre vincerà il sì, le Province saranno abolite mentre entreranno in funzione le città metropolitane, come quella di Milano, di 134 Comuni e 3 milioni e 200mila abitanti, che condivideranno le politiche per i trasporti, le scuole, l’edilizia scolastica, l’ambiente, il turismo, la cultura, la protezione civile e altro ancora. La scelta del Cremasco è stata quella di formare un’area omogenea assieme all’ex Provincia di Lodi, per entrare nella città metropolitana di Milano. L’area omogenea di Crema e del Cremasco, cioè il territorio più giovane e vivace dell’ex provincia, stasera compie l’ennesimo passo avanti, nella riunione dei sindaci che su mandato dei 42 consigli comunali approveranno il documento da presentare lunedì 23 maggio alla Regione, che secondo la rinnovata Costituzione riceverà dallo Stato il compito di organizzare i territori esterni alle città metropolitane. La coesione del Cremasco, dove 42 consigli comunali hanno già deliberato la stessa scelta di unire le forze, fa da contraltare alle lacerazioni del Cremonese, dove la conflittualità politica è elevata, la partecipazione debole e quindi non mancano preoccupazioni, nei Comuni minori e nella stessa città di Cremona, per la difficoltà di recuperare il tempo perduto. Nel solo mese di maggio il Cremasco ha organizzato undici incontri con le categorie economiche, fra artigianato, industriali e banche. Cremona continua invece a confrontarsi da sola, come capoluogo, con le associazioni imprenditoriali negli incontri presso la Camera di Commercio di piazza Stradivari, destinata all’accorpamento all’interno dell’area Vasta Cremona-Mantova, senza che le politiche si stiano armonizzando, tranne che nel welfare grazie al rilancio dell’Azienda sociale del Cremonese. Mentre il Comune di Cremona mette in programma la salvaguardia del territorio e la riduzione del consumo di suolo, in città si moltiplicano i supermercati e il territorio si aspetta l’arrivo del Decathlon, nuove autostrade e grandi poli industriali come quello di Tencara. Dominano così i poteri economici. Alle assemblee dei sindaci, nel Cremonese, le assenze superano di gran lunga le presenze: solo otto sindaci, un sesto degli invitati, ha partecipato all’incontro con Padania Acque. Partecipazione carente, dunque, e lotte politiche interminabili: fattori che secondo diversi sindaci mettono Cremona in difficoltà.

Paolo Zignani

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