Nel 2015 il bilancio della casa di riposo Cremona Solidale ha chiuso in attivo di 260mila euro, ma per quest’anno sulla previsione di pareggio, sinora approvata sia dal consiglio d’amministrazione che dal consiglio comunale, si prolungano le ombre dei dubbi più funesti. Sinora è stato applicato un lieve rincaro della retta media – 53 euro al giorno – salita di una ventina di centesimi, per un totale di 20mila euro l’anno, ma Luigi Amore, del centrodestra, ha notato che il bilancio non è stato illustrato nei particolari, e che alcuni servizi, come l’assistenza ai pazienti terminali, per quanto doverosa presenta numeri troppo bassi per pareggiare i conti: solo quattro posti letto anziché dieci come in altri istituti. Mancano forse le coperture finanziarie? Le lamentele della vicepresidente Maria Cristina Manfredini verso la Regione, che non rispetta i propri programmi, sono state vibranti, forse per questo. Ora Amore teme che dopo cinque anni di autonomia dell’istituto di via Brescia, tocchi come in passato al Comune pagare il passivo, tramite la Fondazione Città di Cremona, oppure che siano proprio le famiglie a dover sostenere rette più alte. L’assessore Rosita Viola ha assicurato che ci sarà un’analisi dettagliata del bilancio nelle prossime riunioni della commissione Welfare. Una delle spese in più potrebbe riguardare una maggiore presenza di educatori, allo scopo di favorire l’attività degli ospiti totalmente non autosufficienti, in tutto circa 400. Per le minoranze, sinora è stata data troppo attenzione al personale, mentre sarebbero pochi i progetti per migliorare l’assistenza. Quello del presidente Emilio Arcaini, quindi, sarebbe un cda troppo condizionato dai sindacati. Maria Cristina Manfredini ha sostenuto da tempo che la mancanza di giorni di riposo per i dipendenti, per la gran maggioranza, fra i 40 e i 60 anni, aveva messo in ginocchio il personale. Cremona Solidale guarda comunque all’espansione dei servizi, soprattutto a domicilio, ma anche ad altre forme di risparmio, evitando di diventare Fondazione onlus per pagare meno tasse e rimanendo azienda comunale, con bilanci più trasparenti. Formalmente diviso in quattro case di riposo, l’istituto potrebbe tornare uno anche per la Regione, dunque con riduzione spesa per il personale notturno. Non arriveranno entrate dall’istituto per disabili, perché Fondazione Sospiro non li cederà a Cremona, dato che la Regione è contraria, ma ad altre province dove i posti disponibili sono minori. Restano le nuove iniziative, come al centro diurno di via XI Febbraio, e sulla sfondo l’eredità Somenzi, poiché a fine anno potrebbero essere venduti all’asta i gioielli lasciati dal benefattore cremonese.

Paolo Zignani

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