CREMONA Porte chiuse in faccia ai servizi sociali, nessun aiuto dal Comune a famiglie che nemmeno riescono a pagare l’affitto per quanto il giovane papà lavori, precario, e la mamma accudisca un neonato, anzi netta ostilità da parte della giunta Galimberti, che assieme alla Regione, ciascuno con la propria competenza istituzionale, non farebbe che favorire gli investimenti privati nel settore dell’housing sociale. La privatizzazione incombe dunque anche sugli alloggi popolari. Sono le accuse rivolte dal comitato Antisfratto di via Mantova al Comune, tanto più dopo l’assoluzione ottenuta oggi da sei studenti al tribunale minorile di Brescia. I sei ragazzi non avevano ancora 18 anni, infatti, nell’estate di due anni fa, quando partecipavano ai picchetti di resistenza passiva di via Fabio Filzi e piazza Sant’Agostino, dove le forze dell’ordine hanno eseguito due operazioni di sfratto durate ore, con intervento degli agenti in tenuta anti-sommossa e accesso forzato nelle abitazioni grazie ai vigili del fuoco dotati di motosega per aprire l’ingresso sbarrato. Episodi drammatici di morosità incolpevole, anche per la presenza, tra le famiglie rimaste senza un tetto, di una donna incinta e di un bambino di due anni. I piazza Sant’Agostino la famiglia aveva eretto una barricata con i mobili di casa. Dopo le denunce per interruzione di pubblico servizio – cioè l’operazione di sfratto – oggi è arrivata l’assoluzione per tutti e sei perché il fatto non sussiste. Il comitato di via Mantova sostiene che malgrado duemila case sfitte a Cremona la giunta comunale non ha voluto assumersi alcuna responsabilità né promuovere alcun progetto. Del tutto contraria la versione dell’assessore Andrea Virgilio che alla conclusione dei lavori di ristrutturazione in largo Pagliari, dove sono stati messi a disposizione 22 alloggi, ha invece ringraziato le due amministrazioni precedenti per l’impegno dimostrato, oltre alla Regione, che dal canto proprio ha concesso un contributo di oltre due milioni, completato da un mutuo milionario della Cassa depositi e prestiti. Si è accorciata inoltre la lista d’attesa per l’assegnazione delle case comunali, dato che conta non più 900 ma circa 700 domande ammesse, secondo i criteri stabiliti dalla Regione Lombardia. Per il comitato nulla cambia, nemmeno se il Comune investe di più per l’edilizia popolare grazie anche alla Regione: i casi critici, come sostiene Michele Grioni Merli, vengono sempre risolti mediante le forze dell’ordine.

Paolo Zignani

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