BAGNOLO CR Il cancello su via Lodi 13 è aperto 24 ore su 24: chi lo desidera entra quando gli pare con un furgone e scarica tutti irifiuti che vuole nel capannone dell’ex Edilmac, facendone una discarica abusiva ben nota da decenni alle istituzioni, a pochi metri da un deposito comunale. Nessuno però sorveglia e nessuno ripulisce, semmai c’è chi, forse ironicamente, coltiva anche un fiore tra cuscini e mobili sfondati, televisori che non trasmettono più e persino due automobili a loro volta cariche di barattoli e flaconi vuoti. I mattoni non si contano, tra cassetti, assi di legno e resti di lavori edili, ma anche sacchi di rifiuti portati proprio qui, in una sorta di zona franca. Il tetto del capannone è ancora rotto in alcuni punti: il crollo parziale risale al 1985. E’ una storia lunga e complicata che Leonardo Priore, assieme a Enrico Duranti del comitato No Gasaran di Sergnano, ha riaperto dopo anni il caso, presentandosi in Comune per chiedere la documentazione sul caso di via Lodi 13. Si è vistoconsegnare un imponente faldone, ma non tutti i documenti sono disponibili, malgrado sia trascorso il termine dei 60 giorni per l’accesso agli atti. Così l’ex Edilmac si aggiunge ai casi ben noti ma a quanto pare dimenticati e irrisolti, sui quali gli ambientalisti vicini a Duranti desiderano chiudere il cerchio e risolvere i problemi: bonificare. Qui si lavorava usando vernici, come dimostra un
avviso superstite ancora visibile sulla parete interna del capannone, e si producevano gru. Nel 1989 l’Ats, che allora si chiamava Ussl 53, scopre la discarica abusiva e fa sapere al sindaco di aver trovato vernici. Il primo cittadino emette un piano di bonifica ma le vicissitudini poi si complicheranno senza trovare una via d’uscita definitiva, anche se nel ‘90 è la Regione a informare Comune, Provincia e autorità sanitaria che sono stati individuati rifiuti tossici nocivi non autorizzati: c’era infatti uno stoccaggio di vernici. La Edilmac entra in crisi e cambia proprietario più volte in pochi anni, ma il Comune non si ferma e vuole la bonifica. Interviene anche la Prefettura; nel 92 però la ditta fallisce  definitivamente e la Procura emette cinque ordini di cattura. Dopo tanti interventi delle istituzioni, nel 2003 l’ex Edilmac rimane nell’elenco dei siti più pericolosi della provincia di Cremona, assieme alla Tamoil di Cremona e alla Bosch di Crema. E oggi qual è lo stato dei fatti? Il consigliere regionale Andrea Fiasconaro, dei cinque stelle, ha richiesto l’accesso ai documenti della Regione.

Paolo Zignani

 

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