La relazione delle performance, approvata a fine giugno dalla direzione dell’azienda ospedaliera di Cremona e riferita all’attività dal 2012 al 2015, disegna un avvenire roseo per l’ospedale Maggiore. Diversi indicatori statistici infatti sono positivi. L’ospedale è in grado di battere la concorrenza, dato che aumenta la percentuale dei pazienti di alta complessità sul totale dei ricoverati da altre regioni, da 9 a 12 su 100. Cremona quindi viene scelta per la qualità delle cure, non solo per la vicinanza geografica. I ricoveri ripetuti sono raddoppiati: chi sceglie l’Ospedale Maggiore, oppure l’Oglio Po di Casalmaggiore, torna più spesso di quanto succedeva negli anni scorsi. La concorrenza fra ospedali vicini ai confini regionali, negli ultimi anni, è diventata una fattore caratteristico. Più che mai, è l’Emilia Romagna a pagare i costi sanitari della Lombardia, grazie a Largo Priori. Sono stati raggiunti gli obiettivi di rispetto dei tempi d’attesa, anche se meno che negli anni precedenti. Solo nel 7% dei casi viene superata la media regionale. La gestione migliora dal punto di vista economico, dopo anni di insistenza su alcuni obiettivi fondamentali, come la riduzione dell’incidenza della spesa per i beni e i servizi non sanitari. Il bilancio si concentra sempre di più sull’attività sanitaria. Il costo del personale incide di meno, da 49 a 46 punti percentuali, anche perché i dipendenti sono compresi da anni sotto la voce acquisto di beni e servizi e non sotto la voce personale: il forte limite del turn-over, che vige dall’inizio del secolo, fa crescere il ricorso all’interinale, al tempo determinato e alle cooperative. I sindacati non sono stati nemmeno interpellati: il piano delle performance viene semplicemente comunicato ai confederali. Dal punto di vista dell’occupazione, l’ospedale resta una della maggiori aziende della provincia: 2.371 i dipendenti, di cui 438 dirigenti per una spesa complessiva di poco meno di 118 milioni di euro, uno in meno rispetto al 2014. C’è più liquidità per pagare le fatture, grazie alla rimessa di cassa data dalla Regione a fine dicembre, e si riduce di poco l’indebitamento rispetto alle fonti di finanziamento. E’ cresciuta l’attività di formazione e aggiornamento professionale per i dipendenti, uno dei fattori più importanti per la qualità delle cure e della gestione: nel 2014 i partecipanti totali erano stati solo 7mila, per salire a 11mila. I posti letto si sono stabilizzati e non diminuiscono più: 925 in tutto da tre anni. Le degenze sono diventate più brevi e il tasso di occupazione dei letti è salito, in quattro anni, dal 75 all’82 per cento.

Paolo Zignani

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