L’acqua del Po è veramente così pulita da poterci fare il bagno? La comparsa di un gruppo di cigni di fronte alla canottieri Baldesio, negli ultimi giorni, oltre ad alcune cicogne, ha scatenato di nuovo l’entusiasmo per la possibile balneabilità del grande fiume. La Regione poche settimane fa ha ricordato che il divieto di bagnarsi nel fiume permane, soprattutto per la mancanza di assistenza. L’acqua è più trasparente, l’Arpa però propone di attendere ancora alcuni anni di analisi prima di esultare. Viste le iniziative turistiche e gli interessi economici in gioco, poi, non mancano da più parti i richiami alla prudenza. Fabio Guarreschi, del Nibbio, prende atto che negli ultimi anni la situazione è certamente migliorata, sia per la chiusura di alcune fabbriche a monte e per gli interventi di fitodepurazione, però chiede più chiarezza sui prelievi dei campioni delle acque correnti, anche perché si parla di un fiume, non di un lago. Il campione prelevato a Cremona, mentre viene analizzato in laboratorio, è già arrivato nell’Adriatico, quindi ha un valore temporaneo limitato, quando occorrerebbero prelievi costanti alla stessa ora e negli stessi punti critici. Basta un viaggio sul Po, come ieri, per notare a colpo d’occhio stati di fatto non accettabili, anche se devono prevalere le analisi scientifiche. Prima di esultare, allora, per il Nibbio ci vuole più informazione: la balneabilità infatti potrebbe essere riconosciuta con una presenza di batteri troppo elevata. Ci vorrebbe quindi un laboratorio d’analisi in viaggio sul Po, su un battello per ogni Provincia, coprendo i punti critici dei 652 chilometri di lunghezza del fiume. La passione per il turismo fluviale andrebbe allora accompagnata da controlli trasparenti. Il Comune di Cremona da parte sua, come nota l’assessore Barbara Manfredini, ha registrato dati positivi sulla navigazione fluviale: 600 i passeggeri tra aprile e giugno su tre imbarcazioni, malgrado le piogge, con richieste dalla città e dal territorio. A molti piace l’idea di un Po navigabile al tramonto e all’ora dell’aperitivo, anche con la possibilità di portare la bicicletta a bordo. Passione e desiderio di sicurezza si alternano da molto tempo. Se undici anni fa l’istituto Mario Negri aveva scoperto che lungo il fiume si trovava l’equivalente di ben quattro chili di cocaina, a maggio la Regione ha finanziato un progetto per il ripopolamento ittico. Il laboratorio di analisi chimiche viaggiante, però, promesso nel decennio scorso, rimane un desiderio fortemente auspicato dalle associazioni, come il Nibbio.

Paolo Zignani

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