(Cremona). Abbandonata da Crema, forse Cremona per evitare l’isolamento cerca nuove alleanze, stavolta con Pizzighettone, e inserisce nel Documento di programmazione comunale la possibilità di versare contributi per la realizzazione dell’area industriale di Tencara, da un milione di metri quadrati in tutto. E incappa nelle critiche di Maria Grazia Bonfante, il sindaco di Vescovato che anima l’associazione Salviamo il paesaggio. In nome delle politiche territoriali e della crisi economica Cremona investe su Pizzighettone, ma non coinvolge il territorio: la Consulta dei Comuni del Cremonese non esiste ancora, malgrado gli annunci e le promesse, e le amministrazioni locali non hanno potuto condividere la decisione del capoluogo. Cremona punta, per creare lavoro, su insediamenti industriali a basso impatto ambientale. La sostenibilità però è garantita solo dall’interscambio ferro-gomma-acqua: non è certo che si insedieranno attività che hanno l’obiettivo di tutelare ed esaltare la biodiversità, come richiede il Wwf anche lungo la Codognese, dove ora sorgono laghetti e aree agricole. L’area di Tencara si inserisce poi nel progetto europeo per la navigabilità del Po, fiume che però non è mai stato navigabile tutto l’anno e anzi appare in secca dalle parti di Cavatigozzi. Quindi l’area potrebbe popolarsi di aziende solo dopo un accordo col Comune di Pizzighettone, che potrà inserirla nella sua programmazione urbanistica. Senza quest’atto del Comune di Pizzighettone, ancora assente, nulla si potrà fare.  Dopo più di dieci anni, quindi, il polo industriale è ancora sulla carta e gli ambientalisti non capiscono perché tanta insistenza di fronte al nulla di fatto. L’amministrazione provinciale, per quanto della propria esistenza dopo il referendum costituzionale, ha deciso di investire altri 200mila euro su Tencara, provenienti per metà dalla Regione per l’altra metà dalle concessioni demaniali. L’obiettivo è risistemare la banchina e favorire il pieno accesso al porto dal canale navigabile e viceversa, mettendo in sicurezza la ferrovia di via Acquaviva.

Paolo Zignani

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata