Cremona. Morire sul lavoro senza che si sappia chiaramente perché e come, e senza che si riescano a prevenire infortuni tragici ma prevedibili, è ancora possibile anche dove lo sviluppo economico ha reso possibili attività industriali caratterizzate dalla tecnologia, dalla modernità e dal progresso, oltre che dalle norme sulla sicurezza. In provincia di Cremona i deceduti sono sei, uno al mese: in tutta Italia, è uno dei dati peggiori, il dodicesimo su 110 province, come risulta dalle statistiche dell’Osservatorio Vega Engineering di Mestre, aggiornato al 30 giugno su statistiche Inail. Il fenomeno del lavoro nero peggiora ulteriormente il quadro: non tutte le vittime di infortuni fanno parte delle statistiche ufficiali. Per questo Carlo Soricelli ha aperto nel 2008 l’Osservatorio indipendente di Bologna. Per Vega Engineering i deceduti sono 341, oltre a 120 infortuni in itinere. Per l’Osservatorio di Bologna sono ce ne sono trenta in più, senza contare gli incidente stradali di chi viaggiava per lavoro: i morti all’estero, inoltre, non fanno parte delle statistiche nazionali. I decessi sono diminuiti rispetto all’anno scorso, per quanto rimanga rilevante il numero e il modo. In provincia di Cremona, come a Soresina, alla Latteria, il 17 giugno un operaio bosniaco di 55 anni ha perso la vita sull’istante, colpito alla testa da un manufatto di cemento manovrato da una ruspa. L’elenco è da brivido, ma non mancano cremonesi deceduti fuori provincia. Un operaio di Azzanello, Felice Pezzali di 45 anni, ha perso la vita mentre stava dragando una roggia, nel Bresciano, forse per annegamento o per un malore o un trauma cranico. Un altro operaio, Luigi Insonni di Corte de Frati, è stato ucciso da una trave, mentre era al lavoro in un’azienda agricola in provincia di Cuneo. Tragedie che non si dimenticano, come la morte di un caporeparto dell’acciaieria Arvedi, due anni fa, e una serie di terribili cadute dall’alto, come all’ex Bertana di Castelverde, dove un operaio albanese di 46 anni l’anno scorso ha perso la vita precipitando mentre rimuoveva una copertura in eternit. Le cadute dall’alto hanno causato episodi drammatici e una serie di feriti, come a Solarolo Rainerio, dove due dipendenti di una ditta esterna, l’anno scorso, sono precipitati durante lavori di manutenzione al di fuori dell’azienda Invernizzi.

Paolo Zignani

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