Diniego e archiviazione della richiesta della società Ecoplant, che non potrà quindi produrre combustibile secondario trattando rifiuti in via Riglio, nell’area industriale di Cremona Cavatigozzi. Il settore ambiente dell’ente Provincia ha deciso in modo definitivo e pubblicato un decreto del dirigente Roberto Zanoni. L’allarme tra gli ambientalisti era stato elevato, dato che la produzione progettata da Ecoplant ha fatto pensare subito a una chiara destinazione: l’inceneritore. La società bresciana e cremonese ha poi smentito di voler conferire all’inceneritore di via Antichi Budri, confermando però le caratteristiche della propria attività, che comunque non si svolgerà per il rischio idraulico. Il progetto intendeva aggiungere a un’attività di cernita e stoccaggio di rifiuti, già esistente, anche un impianto di trattamento da 100mila tonnellate annue, che avrebbe interferito però con il reticolo idrico minore cioè con i corsi d’acqua della zona del porto canale, a pochi metri da via Riglio 24. Ci sarebbe stato anche consumo di suolo, con la costruzione di un nuovo capannone: Provincia e polizia locale del Comune di Cremona hanno fermato l’attività, anche perché non basta la modifica di un’autorizzazione preesistente per giustificare un impatto ambientale che sarebbe stato anche di tipo acustico, con incremento del traffico di mezzi pesanti in un’area già duramente provata. Se l’area industriale cresce continuamente, d’altra parte, anche le proteste degli abitanti non si fermano. La settimana scorsa il comitato di quartiere 3 ha segnalato di nuovo odori acri e irritanti: chiudere le finestre a diversi cittadini non è bastato, in particolare nella zona dell’oratorio, i miasmi entravano in casa ugualmente. “Siamo una casta minore noi abitanti di Cavatigozzi – ha scritto il comitato di quartiere su internet- in nome del progresso e del diritto al lavoro, si danneggiano le famiglie dei lavoratori le mogli e i figli”. Le novità non finiscono mai. L’azienda Sol ha ricevuto a metà luglio dall’Ats Valpadana l’autorizzazione a custodire, conservare e utilizzare 120mila chilogrammi di anidride solforosa, un gas tossico, a condizione di rispettare la misure protezionistiche. Sono cinque le industrie a rischio di incidente rilevante in un’area di circa due chilometri quadrati, oltre a una centralina a biogas, depositi di rifiuti, stoccaggi e discariche industriali mentre la valutazione d’impatto ambientale sull’intera zona non si fa: ogni volta si considerano solo singole iniziative.

Paolo Zignani

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