Cremona: nuova frontiera per l’economia locale

Continua la trasformazione dell’economia locale, dove le attività di produzione, distribuzione e commercio dell’energia, collegate ai progetti di cattura e stoccaggio delle emissioni inquinanti e climalteranti, diventa la nuova frontiera sia per gli investimenti che per la ricerca scientifica. E’ già partita la procedura per gli espropri del nuovo metanodotto Spina Ovest di Cremona, che sarà realizzato dalla Snam con una pressione di 5 atmosfere e lunghezza di 3.600 metri, per valorizzare il mercato industriale locale. Sarà quindi dismesso il metanodotto, ancora in funzione, che ha preso il nome di “Allacciamento agricola Tre valli”. Il futuro allacciamento della Green Oleo di via Bergamo è uno degli esempi. La rete di condutture della Snam è stata potenziata in provincia e collegata alla rete degli stoccaggi di metano, le cui quote possono essere acquistate dalle aziende. Non mancano però preoccupazioni per l’impatto ambientale. Usando il metano al posto di altre fonti come il carbone il petrolio e l’olio, si riducono emissioni inquinanti di vecchio tipo ma si aumenta la produzione di C02, gas climalterante, considerato responsabile, e tra i principali, dell’effetto serra. Realizzare stoccaggi di CO2 diventa quindi necessario. Per la regola nota come “chi inquina paga”, chi supera le quote consentite nelle emissioni di anidride carbonica può rimediare con un risarcimento economico. La nuova frontiera permette però di catturare la CO2 e stoccarla nel sottosuolo, pompandola nelle cavità geologiche. Laura Zanibelli, già assessore e oggi consigliere comunale del centrodestra di Crema, ha collaborato personalmente a ricerche di questo genere, per l’Eni. Anche nel centrosinistra che sostiene il sindaco Stefania Bonaldi i legami sono forti: tra i consiglieri non manca un ex dipendente del gruppo Eni. A Crema, però, come in provincia, il dibattito sulla nuova frontiera non si apre. Attuare progetti pilota di questo tipo è reso necessario anche dall’accordo di Parigi Cop21. Le tecnologie previste per abbattere la Co2 però generano un impatto considerevole (fra rischio sismico e vicinanza ad aree naturali protette), tanto che, come ha fatto notare Enrico Duranti del movimento Notrivelle, negli wokshop internazionali si discute sul modo di ottenere l’accettabilità sociale dei progetti pilota, a livello europeo, cui collaborano centri di ricerca, società multinazionali dell’energia, grandi banche e ministeri. Cambiamenti, di cui il territorio cremonese e cremasco diventa protagonista, senza però coinvolgimento dei cittadini.

Paolo Zignani