Cremona. L’ultima speranza per il vicepresidente della Provincia Davide Viola è la manifestazione d’interesse arrivata da parte di un privato per il recupero dell’ex convento di Santa Monica, ormai diventato un simbolo del travaglio dell’ente di corso Vittorio Emanuele II. Doveva diventare infatti un campus universitario, all’interno del progetto del Parco dei monasteri, bloccato dai governi nazionali, e in seguito è stato destinato a sede dell’ente. Oltretutto il consiglio provinciale non ha ancora potuto mettere ai voti e approvare il bilancio previsionale di quest’anno. Negli ultimi due giorni alcune Province hanno approvato il previsionale, come Modena, Verbania e Pesaro, altre invece, e sono la maggior parte, restano in forse. Il primo ottobre Davide Viola attende ancora chiarimenti per il riparto delle risorse regionali e nazionali: non conoscendo gli importi dei trasferimenti gli uffici non riescono a predisporre il bilancio, anche se gli stipendi non sono a rischio e le funzioni essenziali continuano a essere garantite. Tutto dipenderà dal referendum costituzionale del 4 dicembre, che in caso di vittoria del Sì cancellerà la Provincia ma non le sue funzioni, che resteranno attive e saranno gestite politicamente dalla futura Area vasta. Nessuna particolare difficoltà per Davide Viola, se sarà necessario restituire alla Fondazione Cariplo il contributo di due milioni e mezzo di euro perché non utilizzato per recupero dell’edificio: “Questo problema è ben noto da tempo” ha commentato il vicepresidente, che ad oggi, in caso di vittoria del No il 4 dicembre, rimane l’unico candidato alla possibile presidenza. Diversi immobili provinciali di pregio, come l’ex convento, sono stati afferiti al fondo Eridano che li sta gestendo autonomamente. Mentre il dibattito si concentra sul referendum, proseguono però le politiche dell’amministrazione provinciale, poco amate dagli ecologisti. Infatti il settore Ambiente sta valutando l’autorizzazione di una nuova centralina elettrica privata di cogenerazione a biomasse a Castelleone. Bruciare biomasse è una delle attività più criticate dalle associazioni, come Salviamo il Paesaggio. Infatti il verde viene considerato per legge sottoprodotto e quindi può essere bruciato, producendo energia rinnovabile; se viene raccolto con la differenziata, diventa rifiuto. La proposta di Salviamo il Paesaggio è di destinare rami e alberi caduti e foglie secche, e in generale le biomasse, al riciclo mediante le coltivazioni agricole, evitando così l’impatto ambientale dell’incenerimento. La raccolta può essere effettuata dai Comuni, come più volte sostenuto Maria Grazia Bonfante. L’idea però non passa, aumentando la spesa pubblica per i contributi a chi incenerisce per centraline da meno di un megawatt. La legge dovrebbe negare che il verde è un rifiuto, ma il governo italiano insiste su questa linea.

Paolo Zignani

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