Cremona. Da oggi è stato possibile accendere il riscaldamento negli edifici pubblici e privati e sono entrate in vigore le prime norme anti-smog, comprese le multe da 500 a 5mila euro per chi utilizza, da oggi al 15 aprile, stufe a legna con un rendimento inferiore al 63%. E’ la legge regionale a stabilirlo, e il Comune di Cremona e la Provincia possono effettuare controlli. Il Comune ha preso ulteriori provvedimenti per limitare le emissioni inquinanti nella stagione fredda, in linea con la Regione e assieme a 11 Comuni confinanti, che hanno organizzato un primo esperimento di zona omogenea assieme all’Arpa. Sarà anche presentato un progetto per la mobilità sostenibile condiviso da capoluogo e circondario: finanzierà il ministero dell’ambiente. Situazione nel complesso deludente per il circolo cittadino AmbienteScienze, che lamenta la grave mancanza di una cabina di regia della Regione per le politiche ambientali, presenta uno studio di diciotto pagine, sintesi dura e realistica sulla crisi dell’ambiente, e chiede una svolta incisiva. Non ci sono leggi sufficientemente efficaci per liberare gli abitanti di Cremona da un inquinamento atmosferico che, usando combustibili fossili, costa circa 2mila euro all’anno pro capite e miete vittime, poiché l’inquinamento è causa di decessi prematuri, circa 200 annui a Cremona. Ben 25 delle 100 città più inquinate del mondo si trova nella pianura padana, dove Cremona è inserita in una zona critica e brilla negativamente nella mappa dell’allarme. Gli enti locali, insiste Benito Fiori di AmbienteScienze, sono stati informati da anni sui pericoli causati dalla vicinanza ai centri abitati di industrie come le acciaierie e le lavorazioni a caldo. Malgrado l’entrata in vigore dell’accordo di Parigi, però, i vincoli rimangono deboli: ogni Comune può scegliere o no di intraprendere azioni positive, con differenze incomprensibili da paese a paese. La salute è messa alla prova dei fertilizzanti azotati in agricoltura e dalla gran quantità di veicoli a benzina e gasolio che circolano portando un solo passeggero, mentre il trasporto pubblico viene indebolito da anni. Il criterio prevalente è economico e la salute è secondaria: gli stessi controlli sulle polveri sottili pm 2.5, ben più pericolose delle pm10, si fanno solo ogni quattro mesi e per otto ore, anziché in continuo. Per AmbienteScienze la conclusione è chiara: occorrono leggi diverse, per dare priorità alla tutela della salute.

Paolo Zignani

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