Dalla Camera di Commercio di piazza Stradivari arrivano ancora dati statistici negativi sull’ultimo trimestre. Sono diminuite le imprese: ne risultano in attività trecento in meno rispetto a un anno fa, quando erano in tutto 26.800. Dopo un periodo positivo all’inizio di quest’anno, il trend torna ad assumere tinte fosche. Tra aprile e giugno la provincia di Cremona ha perso altre 36 imprese, secondo il dato destagionalizzato. Meno quattro è il dato grezzo, che risulta dalla differenza tra le 411 cessazioni e le 407 iscrizioni. Dopo sei mesi in positivo, le chiusure tornano a prevalere in un quadro generale depressivo. Aumentano peraltro le società di capitale e diminuiscono le società di persone. I numeri sono sempre modesti, tuttavia considerando i singoli settori l’ufficio statistica di piazza Stradivari ha rilevato una fase positiva solo per l’informazione e la comunicazione, i servizi alle imprese, l’alloggio e la ristorazione e anche per le costruzioni. Va peggio però per le imprese artigiane, che risultano ancora penalizzate. Nel complesso il secondo trimestre di quest’anno si è rivelato positivo soprattutto per le maggiori industrie, in grado di esportare. In particolare poi sono notevolmente diminuite le importazioni (meno 13.6%), mentre l’export resiste e conferma i dati del primo trimestre. Per gli artigiani continuano i tempi difficili. Oltre ai dati negativi sugli ordinativi e il volume d’affari, ecco altre chiusure. Su 8.900 imprese attive in province, fra aprile e giugno 41 hanno cessato l’attività: e in quattro anni il fallimento ha riguardato il 10% del totale. All’inizio del 2011 le imprese erano 10.200: se ne contano oggi 1.300 in meno, una vera e propria strage che continua mentre le maggiori industrie in grado di esportare sono celebrate dalle cronache nazionali. Sono aumentate nel secondo trimestre le imprese giovanili, cinquanta in più, anche se l’analisi della consistenza conferma la tendenza negativa dal 2011: restano 2.500 giovani imprenditori, cioè con meno di 35 anni. Cinque anni fa però se ne contavano mille in più. Sono diminuite le imprese femminili, mentre l’unica sezione col segno più è quella delle imprese straniere, che sono 45 in più rispetto a fine marzo e in tutto sono oltre 2.500. Il settore di crescita, per loro, è soprattutto quello del commercio all’ingrosso e al dettaglio e delle riparazioni.

Paolo Zignani

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