Cremona. Il 24 ottobre a Casalmaggiore la guerra dei posti letto celebrerà il primo atto, in occasione della prima assemblea dei sindaci dell’Ats, l’istituzione che dopo la riforma sanitaria regionale ha preso il posto dell’Asl, unendo però i territori di Cremona e Mantova, senza riconoscere alcun tipo di autonomia a Crema. La provincia di Cremona, storicamente dotata di numerosi posti letto, deve per la prima volta confrontarsi con un territorio politicamente non meno forte e desideroso di riequilibrare i servizi sanitari. Il dossier della Cgil di Mantova, facendo i conti, nota che Cremona è più servita di Mantova e quindi occorre una riorganizzazione. Due sindaci cremaschi – Aldo Casorati di Casaletto Ceredano e Antonio Grassi di Casale Vidolasco – criticando l’impostazione dello studio dei sindacalisti virgiliani, pur ammettendo che quelli sono i dati, chiedono prudenza. Il Cremasco può essere penalizzato, pur avendo un’azienda ospedaliera come Cremona, dalla quale vengono dimessi pazienti bisognosi di ricovero in altre strutture che quindi non possono essere depotenziate. Tutte e tre le Asst (di Crema, Cremona e Mantova) dipendono nello stesso modo dall’Ats di Mantova, che quindi dovrebbe ragionare tenendo conto dei tre ospedali non solo del numero di abitanti, perché l’ospedale di Crema serve il 45% del territorio provinciale. La provincia di Mantova ha più abitanti – 413mila contro i 361mila di Cremona – ma l’ospedale di Crema è già penalizzato: ha 70 posti letto in meno rispetto agli standard nazionali. Nelle case di riposo, Crema è sotto di 160 letti, Cremona è sopra di 1.500, Mantova è sopra di 660. Lo stesso discorso vale per i servizi psichiatrici: il Cremasco riceve 4 milioni e mezzo, Cremona il doppio, Mantova 11 milioni. Ritorna quindi il problema dell’altr’anno, quando l’ospedale di Crema rischiava di perdere la propria direzione autonoma. Cremona città e Mantova considerano il Cremasco terra di conquista e cercano di sottometterlo tra i bassi livelli organizzativi. Se i sindaci cremaschi saranno uniti, forse la soluzione si troverà indebolendo la zona cremonese, politicamente frammentata. Il timore principale dei sindaci, però, è che vengano penalizzati i cittadini a causa di lotte poco lungimiranti, in una lotta che, in caso di sconfitta di Crema, vedrà indebolita anche Cremona. Per mercoledì è in programma una riunione tra sindaci del Cremasco.

Paolo Zignani

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