Cremona L’amianto ha circondato i conducenti dei treni della stazione di Cremona per una vita: era, e in molti casi c’è ancora, negli impianti dei freni, in quelle frenate lunghe centinaia di metri che diffondevano polveri mortali sul pietrisco, i binari e il terreno intorno, respirate da chissà quanti viaggiatori per tanti anni. E c’era amianto nei comparti dei motori diesel dei treni, in tutte le componenti sottoposte ad alta temperatura, nell’impianto di riscaldamento delle cabine di guida dei conducenti, così come nei pannelli collocati nelle carrozze, per isolamento termico e acustico. L’amianto veniva spruzzato sulle pareti delle cabine dei treni, e bastava così il degrado per lasciar circolare quelle fibre, che si conficcavano nei polmoni trasformandosi in bombe a orologeria esplose dopo decenni. Dopo la diagnosi, nel reparto di anatomia patologica dell’ospedale Maggiore, i malati si sentivano come morti che camminano. Non c’è cura efficace contro il mesotelioma, che uccide in pochi mesi. La tragedia dell’amianto ha ucciso tre ferrovieri cremonesi, due negli ultimi mesi – persone andate in pensione ormai da più di dieci anni – senza contare tumori polmonari e le altre gravi patologie. L’Ona onlus lo ha reso noto con un comunicato: la Procura di Cremona indaga e non è escluso che i familiari delle vittime intentino cause per il risarcimento danni contro le Ferrovie dello Stato per l’uso sconsiderato di amianto. Il presidente nazionale dell’Ona onlus Ezio Bonanni, avvocato difensore di molti familiari delle vittime, intende “fare piena luce” sull’aumento di incidenza di casi in provincia di Cremona, oltre che “proseguire con la prevenzione primaria e con la segnalazione e bonifica dei siti contaminati. Occorre almeno bloccare le esposizioni per cercare di arrestare questa epidemia”. Fra i casi legati all’Inar di Romanengo e altri ancora, le vittime in provincia sono una quarantina, ma i siti contaminati sono oltre 6mila in provincia. Il coordinatore dell’Ona onlus di Cremona, Danilo Dilda, è figlio di una vittima, Osvaldo Dilda, un macchinista delle Fs deceduto nel gennaio di due anni fa, pochi mesi dopo la diagnosi. All’Ona arrivano segnalazioni di presunto amianto ogni giorno, le più rilevanti riguardano alcuni garage a tergo di palazzine residenziali di via Primo maggio, ma anche capannoni artigianali di almeno 1500 metri quadrati nelle immediate vicinanze delle società canottieri, con migliaia di frequentatori ogni giorno, soprattutto d’estate. E ancora un capannone di almeno 1000 metri quadrati in via
Eridano, vicino a una struttura con scopo ricreativo e di ristorazione per bambini e famiglie, costruita da poco.

Paolo Zignani

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