Cremona. Tredici anni dopo l’appalto l’Aler di Cremona Mantova e Brescia ha messo in programma, per il 2017, il completamento del recupero edilizio di via Santa Croce e via Ghinaglia. Il ricorso in appello della ditta napoletana Cogim non si è ancora concluso; in primo grado i campani hanno ottenuto in tribunale un risarcimento danni di 140mila euro dall’Aler cremonese, che per ora è riuscita a rientrare in possesso del cantiere, e ha collocato delle inferriate negli ingressi, per impedire l’ingresso ai senza fissa dimora. L’azienda regionale interverrà con fondi propri per 1 milione e 400mila euro e renderà disponibili 16 alloggi. E’ il più vistoso degli interventi presentati stamattina dal presidente Emidio Isacchini, accanto al dirigente Maurizio Boldori e al consigliere regionale Carlo Malvezzi, ma non l’unico. Un altro intervento di recupero edilizio è programmato in via Fratelli Bandiera, nel quartiere Sabbie di Cremona, per rendere abitabili 18 appartamenti. Ci sarà più sicurezza allo Zaist, con 10 nuove telecamere di videosorveglianza, e 12 telecamere al Cambonino, con una spesa di 236mila euro. Bonifiche d’amianto sono previste in diversi edifici di Crema e di Casalmaggiore e manutenzioni straordinarie anche a Pandino e Rivolta D’Adda. Tra i lavori in vista nel 2017 anche opere di adeguamento alla normativa antincendio, manutenzioni di garage e sistemazioni di caldaie. Nel 2016 le manutenzioni non sono mancate: sono stati riattati 62 alloggi in provincia, di cui 18 a Cremona: 462mila euro la spesa. L’Aler si trova ancora in grave difficoltà di bilancio, ma con l’aiuto della Regione è riuscita investe per riattare gli alloggi inutilizzati, che se non saranno in gravi condizioni potranno essere resi abitabili dagli stessi inquilini, scalando i costi dal canone d’affitto. La morosità aumenta continuamente per gli effetti della crisi, dal 5,4% del 2012 all’8,4 del 2016 nelle tre province, e a Cremona dal 2,4 all’8 per cento del 2015. I contributi regionali hanno permesso di abbattere il fenomeno fino all’1%. Ma appunto un inquilino su 100 rischia lo sfratto. Il recupero dell’evasione è di un milione di euro l’anno: la fragilità delle famiglie è tale che l’azienda non può garantire il pareggio con i solo ricavi del canone sociale. Quest’anno cambierà soprattutto il concetto di edilizia pubblica, che diventa servizio abitativo: anche i privati metteranno a disposizione alloggi a canone sociale. Sarà messa in funzione una piattaforma informatica e le assegnazioni non saranno più in ambito solo comunale, con l’obiettivo di dar casa a chi ne ha necessità. Il punteggio nella graduatoria sociale non sarà più il criterio esclusivo di assegnazione: nei quartieri sarà infatti applicato il principio del mix abitativo, per evitare la concentrazione di persone con le stesse problematiche. Giovani coppie, genitori separati, anziani e immigrati saranno mescolati con più cura.

Paolo Zignani

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