La sottrazione d’acqua ai fiumi della provincia di Cremona è stata un disastro ambientale, del quale però non esiste nemmeno un’analisi condivisa. Il dato di fatto risulta al Consorzio irrigazioni cremonese di via Battisti, che ha segnalato più volte il danno, senza però che la pubblica amministrazione facesse un adeguato monitoraggio dei consumi rispetto al fabbisogno. La portata d’acqua estiva del fiume Oglio è diminuita di oltre dieci metri cubi al secondo rispetto agli anni Ottanta, a causa del prelievo dalle falde. Sono stati stimati ventimila pozzi attivi in provincia di Cremona, ma quelli autorizzati dall’amministrazione provinciale sono solo 1.461 a uso irriguo, più altri diecimila per ogni altro uso, secondo le ultime statistiche aggiornate al 2012, dunque i pozzi autorizzati sono un decimo rispetto alle stime, con un abusivismo rilevante. In un laghetto di trote, nella zona di Torre Pallavicina, ad esempio, è stato notato anni fa l’aumento della temperatura dell’acqua, causato proprio dal calo della portata dell’Oglio. E’ stato necessario trasferire i pesci per salvarli. Nel complesso, dai pozzi autorizzati il settore ambiente dell’ente Provincia calcola un prelievo verosimile di 180 milioni di metri cubi annui, quando il fabbisogno irriguo della provincia è di tre miliardi di metri cubi annui, secondo i dati della Regione Lombardia, in fase di approvazione del Piano territoriale delle acque. Costruire un pozzo per attingere acqua è facile: basta mezza giornata di lavoro. I controlli invece non sono noti e non se ne parla mai. Non ci sono verifiche né un monitoraggio, da parte della pubblica amministrazione, sull’effettivo consumo delle risorse irrigue nei mesi estivi. E’ un pericoloso Far west, dove chi soccombe è l’ambiente, vista l’estinzione di diverse specie di pesci, come le trote e i tèmoli. E dire che le risorse sono ampie. L’Adda porta 7 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno, l’Oglio 2 miliardi: dunque i 3 miliardi necessari al territorio provinciale, con i suoi 135mila ettari, sono pochi, ma spesso d’estate si arriva all’emergenza e si scatena la lotta per trovare acqua per le coltivazioni. E’ entrato in vigore in Lombardia il deflusso minimo vitale, cioè la portata sotto la quale i fiumi non possono più scendere. Occorrerà rispetto delle regole. Il monitoraggio intanto sembra impossibile, anche per la crisi dell’istituzione di corso Vittorio Emanuele II. Anni fa è stato istituito il Sistema informativo territoriale presso l’ente Provincia. Sistema che avrebbe dovuto mettere a disposizione del pubblico i dati ambientali, acqua compresa, e che invece non è mai decollato.

Paolo Zignani

 

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