Non è ancora possibile uscire dal fondo Eridano: oggi non cis sono le condizioni e non ci sono neanche domani”. Il presidente dell’amministrazione provinciale Davide Viola lo conferma. Nel 2012 il suo predecessore Massimiliano Salini, che aveva vinto le elezioni col centrodestra, aveva deciso di cedere la proprietà degli immobili a un fondo istituzionale, l’Eridano, che avrebbe gestito la manutenzione in cambio degli affitti e di un prestito di 10 milioni di euro. Una formula moderna, applicata anche in altre Regioni, da amministrazioni di diversi colori, come Torino, che però risulta superata dalla pesante crisi in cui si trovano le Province italiane, dopo la riforma Delrio, che ha tagliato i finanziamenti statali in vista della soppressione dell’ente, poi salvato dalla vittoria del No nel referendum del 4 dicembre. Così oggi l’ente Provincia deve restituire il prestito e anche pagare gli affitti per l’uso di immobili che prima
erano gratuiti, di sua proprietà, mentre le entrate sono così limitate che prima di ottobre non è stato nemmeno possibile approvare il bilancio. L’operazione voluta dal centrodestra intendeva reinvestire
quei 10 milioni in opere di manutenzione e restauro, allo scopo di vendere immobili che in seguito alla crisi del settore nessuno però ha comprato. Così l’ente Provincia si trova costretto a pagare ogni anno,
senza vedere ancora alcuna via d’uscita. E’ un problema grave per Cremona, la gestione dei numerosi, vecchi e costosi edifici pubblici: anche il Comune e altre istituzioni ne soffrono perché non ci sono
privati che investono e acquistano rispetto all’offerta. In tutto quest’anno l’ente Provincia deve pagare un milione 300mila euro in canoni d’affitto al fondo Eridano. Il canone per l’ex Provveditorato di piazza XXIV Maggio è di 200mila euro, a carico della Provincia, la sede di corso Vittorio Emanuele II, dove risiede anche la Prefettura, richiede 532mila euro d’affitto, altre sedi sono in via Bellarocca e via Belfuso, per altri 270mila euro e ci sono altri uffici in affitto in corso Vittorio Emanuele II e a Casalmaggiore, per 100mila euro. Durissime le critiche del Pd alla scelta di Salini, allora mosse da Andrea Virgilio, oggi assessore comunale. L’ente Provincia voleva trasformare l’ex convento di Santa Monica nella propria nuova sede, con una spesa di cinque milioni, idea poi naufragata. Per almeno altri cinque anni, se non di più, non sarà però possibile uscire dal fondo Eridano: la spesa per gli immobili nel frattempo continuerà a incidere su un bilancio, diventato molto più povero, tanto che servizi indispensabili come il trasporto disabili sono entrati in discussione e poi assicurati con grande fatica.

Paolo Zignani

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