La riduzione dei ticket sanitari del 50%, decisa dalla giunta Maroni e in vigore dal primo febbraio, è uno sconto limitato solo alle prestazioni più care. La Regione dimezza infatti di 15 euro solo il superticket lombardo, aggiuntivo a quello nazionale. Chi versava 66 euro per le visite specialistiche o i farmaci ne verserà 51 chi pagava 51 euro continuerà a pagarne 51. E’ abbastanza per scatenare la protesta del consigliere regionale Pd Agostino Alloni, che insiste nel proporre l’esenzione totale dei ticket per i redditi fino a 30mila euro e la rimodulazione per i redditi superiori. Dura critica anche dai 5 stelle: Iolanda Nanni in consiglio regionale, durante la discussione sul bilancio, ha proposto una serie di tagli alle spese, come la cancellazione delle risorse per il completamento della Pedemontana, la soppressione di enti considerati inutili come Explora e Navigli Lombardi e altri tagli, in modo da sopprimere del tutto i ticket, che in provincia, per l’incidenza degli anziani sulla popolazione, rappresentano una spesa elevata. Ci sono 780 anziani in lista d’attesa per il ricovero in ospizio, nella sola città di Cremona ben 330. Sono ben 224 le persone che hanno almeno 65 anni anni, per ogni 100 ragazzi sotto i 14 anni. Cremona è una della città più vecchie d’Italia e della Lombardia, ben oltre le medie. Così le norme regionali sulla partecipazione alla spesa sanitaria, da parte dei singoli, si fa pesante, per alcuni milioni di euro ogni mese. Persino un’ottantenne che vive con una pensione minima, anche se dotata di esenzione, infatti si trova a spendere 10 euro al mese per l’asma e cure cardiache. I costi della sanità, la più cara d’Italia, dove i farmaci per una bronchite arrivano a 40 euro, si sentono notevolmente a Cremona. La carenza di lavoro e la precarietà fa il resto. Ci sono madri di famiglia, a Cremona, che rinunciano a comprare medicine e a far visitare i figli se non c’è necessità, perché il reddito non basta. Al Pronto soccorso dell’Ospedale Maggiore ci va anche chi non può permettersi lo specialista. I servizi sociali sono costretti periodicamente a pagare le medicine che la mutua non passa più, verificando caso per caso, per evitare sprechi. Si tratta di spesa sanitaria che spesso, infatti, si trasforma in spesa sociale e debito pubblico.

Paolo Zignani

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