Cremonese. Nuovo cantiere, altra trivella a Bordolano, dove
l’attività della Stogit non si ferma mai, nemmeno nelle festività più
solenni, proseguendo 24 ore su 24, con illuminazione a giorno anche
nelle ore notturne, senza schermi alle luci rivolte verso la strada
provinciale. In una zona golenale del parco dell’Oglio Nord, poco
prima del ponte in direzione Bordolano-Quinzano, è corso, da quanto si
sa, la chiusura mineraria del pozzo 9 dello stoccaggio di metano,
pozzo profondo, ma non tale da disturbare la qualità dell’acqua del
fiume Oglio. Lavori che solitamente si compiono estraendo le vecchie
tubature, per poi otturare con fanghi o cemento il pozzo, usando anche
sostanze chimiche coperte dal segreto industriale. La centrale
collegata allo stoccaggio non è ancora entrata in attività, in
mancanza del piano di emergenza esterno, malgrado la Stogit abbia già
ricevuto l’autorizzazione integrata ambientale: l’industria del gas
però continua a espandersi a Bordolano, occupando una vasta porzione
territorio, ma senza un effetto occupazionale duraturo. Al termine dei
lavori, l’attività funzionerà mediante controllo telematico a
distanza, con qualche intervento di una squadra di addetti alla
manutenzione. Il paesaggio di Bordolano, dove grandi condutture,
trivelle e impianti hanno sostituito l’agricoltura, è ormai uno dei
simboli dell’evoluzione dell’economia contemporanea, votata allo
sfruttamento intensivo delle risorse naturali. Scarse le informazioni
che trapelano dall’amministrazione comunale. La Regione Lombardia, con
la delibera di giunta 5328 del 20 giugno scorso, ha escluso la ricerca
di idrocarburi dalle aree dei parchi regionali, oltre a disporre la
verifica sulla microsismicità, ma il destino di Bordolano sembra già
segnato. Stogit ha realizzato quattro nuovi pozzi nel cluster A e
cinque nel cluster B e sta chiudendo i vecchi pozzi dell’Eni, che
risalgono agli anni Cinquanta.

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