Piano tutela acqua, dimenticato il Cremonese

Fioccano le Osservazioni del Consorzio irrigazioni cremonesi al Piano regionale di tutela delle acque, emesso dal Pirellone ed entrato ora nella fase di discussione da parte del pubblico, delle associazioni e degli enti locali. La Regione, come ha notato il Consorzio di via Cesare Battisti, si è colpevolmente scordata della specificità dell’Antica rete irrigua della provincia di Cremona. Nel documento lombardo si parla soltanto di “uso agricolo dell’acqua” in modo generico e indifferenziato, riferendosi al valore economico dell’attività irrigua, quando al contrario l’esistenza della rete di canali ultrasecolari e corsi d’acqua minori garantisce l’alimentazione delle falde nel territorio. Se non esistesse questa rete irrigua, le acque sarebbero indirizzate inevitabilmente verso il mare, senza più tutela per il territorio e l’idrosfera. Le ventun pagine di Osservazioni del Consorzio richiamano un dato innegabile: che tutti i siti di Natura 2000, zone riconosciute dall’unione europea per il loro pregio, devono la propria esistenza al reticolo irriguo che garantisce loro un afflusso d’acqua continuo e sufficiente. Spesso viene criticata l’agricoltura come attività idrovora e poco efficiente, però il sistema di irrigazione a scorrimento applicato dal 60% delle aziende agricole diffonde sul suolo una colonna d’acqua superiore ai duemila millimetri, pari a tre volte le piogge medie, e così garantisce la ricarica degli acquiferi sotterranei nell’alta e media pianura: questa infiltrazione offre una scorta unica, indispensabile al sistema degli acquedotti. Dunque l’Antica rete irrigua non può rappresentare solo un costo, ma anche un beneficio. Occorrerebbe quindi una tutela specifica per una risorsa così essenziale alle irrigazioni, all’ambiente e alla conservazione della risorsa idrica, ma la Regione è disattenta alla realtà cremonese. E così quasi ogni anno si ripresenta l’emergenza dovuta alla scarsità delle risorse irrigue. Un problema che peggiora e viene messo ulteriormente in difficoltà dalle politiche energetiche idrovore, che si stanno sviluppando in questo periodo. Il Consorzio segnala un’evidente e progressiva diminuzione della disponibilità d’acqua superficiale che non può non riflettersi sulla disponibilità sotterranea. Il caso più eclatante è quello del fiume Oglio, che dagli anni Ottanta ha perso dai 10 ai 15 metri cubi al secondo. La richiesta del consorzio, presieduto da Umberto Brocca e diretto da Stefano Loffi, è di una regia forte da parte della Regione, in modo da contrastare l’accaparramento da parte dei soggetti più forti, come accade in ogni comparto economico, accrescendo il disordine e l’iniquità, invece di procedere a un riordino coerentemente pianificato.

Paolo Zignani