Cremona. Nuova serie di dubbi e domande sul caso della contaminazione della falda acquifera superficiale di Sergnano, che dura dall’anno 2001, da quando l’Eni, che gestiva direttamente lo stoccaggio ora della controllata Stogit, si è autodenunciata. La bonifica del suolo, iniziata 16 anni fa, non si è mai chiusa, come non si è completata la bonifica delle acque, iniziata successivamente. Il consigliere comunale d’opposizione Enrico Duranti, del Movimento 3.0, ha presentato una mozione con la quale chiede di riaprire la conferenza dei servizi e di compiere nuove analisi, dato che dai documenti ricevuti dall’amministrazione comunale risulta che i piezometri collocati per prelevare campioni d’acqua sono stati collocati erroneamente, in posizioni invertite. Inoltre il prelievo dei campioni non è andato oltre la profondità di dieci metri. Il piano di caratterizzazione, documento che precede la bonifica, non evidenzia, da quanto sembra, la stessa situazione critica che risulta dalle analisi dell’Arpa: occorrono per Duranti più analisi e verifiche. Infatti degli idrocarburi leggeri, che si trovano più in superficie, sono state trovate quantità molto superiori al limite. Non ci sono analisi invece sull’acquifero più profondo. Il dato del piombo è anch’esso elevato. Si presenta poi la possibilità che la contaminazione si sia estesa anche alle aree esterne al sito della Stogit. L’Arpa nel 2013 ha riscontrato livelli di sostanze tossiche preoccupanti: il tricloetilene arriva a 33 microgrammi per litro, quando il limite è di 1,1, gli idrocarburi arrivano a 4.700 microgrammi per litro, mentre la soglia da rispettare è di 350. Sembra dunque molto lontana la fine della bonifica, per quanto sia iniziata da anni. Sono livelli di contaminazione altalenanti, ora molto alti ora più bassi, forse perché viene monitorata solo la falda superficiale. Problemi simili sono stati riscontrati anche nel sito della fabbrica Bosch a Crema, a pochi chilometri da Sergnano. Il Movimento 5 stelle intende organizzare un incontro pubblico per discutere della questione dell’inquinamento delle falde, anche in quel caso monitorate a un livello di soli dieci metri di profondità.

 

Paolo Zignani

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