Nella riorganizzazione dei parchi regionali, tra un accorpamento e l’altro, il fiume Po è sparito dalla mappa e Legambiente Lombardia protesta energicamente contro il Pirellone, che non ha riservato al grande fiume nemmeno una macro area specifica, e anzi viene assegnato a un eccessivo numero di enti gestore privi un progetto comune. Un gioco di prestigio amministrativo che fa scomparire la rete ecologica e il corridoio ecologico, considerati solo come una ragnatela teorica della biodiversità, senza alcun impegno di conservazione delle connessioni fra le singole aree naturalistiche. Così al grande fiume manca un obiettivo di tutela integrata, e quindi persiste  lo stato totale di “abbandono ambientale e naturale”. Il danno lo subiscono sia la biodiversità della flora e della fauna che il turismo. Se Legambiente Lombardia, con l’intervento di Marzio Marzorati, si oppone alla banalizzazione del grande fiume sminuito da troppe forme di sfruttamento e da un’agricoltura intensiva, oltre che da attività economiche e grandi progetti che abusano delle risorse naturali, ecco il Comune procedere con il proprio progetto di valorizzazione. La critica è rivolta alla Regione anche perché la legge lombarda 28 di razionalizzazione dei parchi ha dato ai gestori il compito di scegliere entro il 18 aprile l’accorpamento o l’autonomia, senza un progetto né un ente di riferimento superiore che accompagni l’iter. Il Comune di Cremona così insiste nel suo programma e ottiene un finanziamento di 603mila euro da Fondazione Cariplo su un totale di 832mila per i costi del progetto “Dal Morbasco al Po: paesaggi in rete”, che vede il capoluogo alleato con gli altri Comuni dell’asta del fiume: Casalmaggiore, Gussòla, Martignàna Po, Sesto ed Uniti, Stagno Lombardo e Torricella del Pizzo, con la Provincia come gestore delle riserve naturali, mentre il Consorzio forestale padano figura come finanziatore del progetto che collega le aree naturalistiche, che a Cremona si trovano nel perimetro del Plis del Po e del Morbasco, in via Acquaviva, all’ex Polveriera, via Sacco e Vanzetti, via Massarotti e via Lugo. Continua così la storica contraddizione cremonese: l’area industriale si erge vittoriosa e in continua espansione proprio accanto al parco, mentre la giunta Galimberti insiste nella progressiva riduzione degli oneri di urbanizzazione, per favorire nuovi insediamenti e ristrutturazioni, dal centro storico alle periferie alla zona del porto canale. L’auspicio di Legambiente, “veder nascere la grande area protetta fluviale del Po”, si proietta in un lontano futuro.

Paolo Zignani

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