Cremona Il bando per la concessione della piscina comunale è stato pubblicato oggi sul sito del Comune e l’effetto di disorientamento è spiazzante per chi si trova a leggere di una gara di concessione per 25 anni di una struttura pubblica a un privato, che è in competizione diretta proprio con le società canottieri cremonesi. La concessione vale più di 32 milioni, pagati dal privato in servizi, tuttavia a pagamento. Il vincitore della gara dovrà compiere lavori per un milione e mezzo di euro e beneficerà di un contributo comunale di 228mila euro più Iva al 22%, in  tutto 6 milioni e mezzo. Sono le condizioni del bando aperto fino al 26 aprile, una quarantina di giorni di tempo per leggerlo e formulare offerte migliori, rispetto a
quella di Sport Management, la società veronese che ha potuto confrontarsi direttamente due volte a porte chiuse con il sindaco, mentre le società canottieri non sono mai state ricevute in questi anni. I concorrenti teorici di Sport Management, che ha presentato un project financing e ha quindi diritto di prelazione, dovrebbero fissare con un dipendente comunale ora e data del sopralluogo degli impianti e poi, in poche settimane, elaborare un’offerta a norma di legge con caratteristiche economicamente competitive. Tutti sono uguali di fronte al bando di gara, come ha spesso ribadito il Comune, che nega qualsiasi favoritismo di qualunque tipo, ma per Marcello Ventura di Fratelli d’Italia e le altre minoranze questa è solo forma: di fatto la piscina comunale diventa cosa privata, e le società canottieri dovranno chiedere un’ora in più d’acqua, una corsia in più in caso di bisogno per gli allenamenti, ai loro diretti rivali sportivi, non al Comune, che sarà vincolato da una convenzione che gli impone anche di garantire la redditività al privato che assicura la gestione. Andrà a finire come nei rapporti con Saba Italia, la società
privata che gestisce con finanza di progetto l’autosilo di piazza Marconi e diversi parcheggi a pagamento nelle vie di Cremona. L’amministrazione ha già dovuto versare contributi aggiuntivi perché l’autosilo non garantiva entrate sufficienti, col risultato di aumentare la spesa pubblica.

 

Paolo Zignani

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