Nonostante la perdurante crisi economica che sta particolarmente interessando il territorio cremonese, sono 96 i posti di lavoro attualmente disponibili. Il dato emerge dalle ricerche di personale presso i Centri per l’impiego di Cremona, Crema, Casalmaggiore e Soresina. Tra le figure più ricercate, molte quelle di tipo tecnico ed elettronico, come ingegneri, tecnici gestionali, elettricisti, disegnatori e operai specializzati, ma anche informatici e programmatori. Le persone che fossero eventualmente interessate possono presentare il proprio Curriculum e copia della carta d’identità presso gli sportelli della Provincia di Cremona o collegandosi all’indirizzo internet www.provincia.cremona.it. 96 offerte di lavoro possono sembrare poca cosa ma, considerando la stagnazione del settore occupazionale, non è così. L’Istat, del resto, come  ogni  anno  in  questa  stagione,  ha  pubblicato  i  tassi  provinciali  di  occupazione e disoccupazione. Lo  fa  una  sola  volta  l’anno  perché  i  tassi,  per  essere  significativi  a  livello  provinciale, devono essere rielaborati e calcolati come medie di tassi rilevati in diversi periodi dell’anno. Al di sotto del livello provinciale l’Istat non elabora alcun tasso.  Non  esistono,  per  esempio,  tassi  di  disoccupazione Istat  per  il  Cremasco  o  il Casalasco. Ciò premesso, gli occupati, nel 2016, in provincia di Cremona, ammontavano a circa 151.000 mentre nei due anni precedenti (2014 e 2015) si erano mantenuti stabili intorno ai 153.000. Il tasso di occupazione generale è passato, in provincia di Cremona, dal 65,1% nel 2015 al 64,6% nel 2016, sotto la media regionale che è pari al 65,8%. Per il presidente della Provincia di Cremona, Davide Viola, sarebbe stato preferibile leggere dati sull’occupazione in aumento e dati sulla disoccupazione in diminuzione.  Sfortunatamente   non   è   così. Si  deve,  però,  rilevare  che  il  quadro  di  riferimento  non  è  dei  migliori  e  che  in  altre  aree  della regione  le  cose  sembrano  essere  andate  leggermente meglio.  Questo,  per  le  istituzioni  cremonesi, deve suonare come un elemento di pressione per valutare con attenzione ogni possibile condizione che possa favorire lo sviluppo del territorio. Nella situazione attuale basta poco per perdere terreno e finire in una palude davvero pericolosa per la tenuta dello stato sociale cremonese.

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