Cremona  Operazione “assurda”, che per “risparmiare solo qualche migliaio di euro” creerebbe disagi ai cittadini e agli stessi dipendenti comunali di via Geromini. Il segretario della Lega Nord Pietro Burgazzi attacca la giunta Galimberti e anche i sindacati, resisi colpevoli ai suoi occhi di un silenzio “assordante”, perché non sono stati informati preventivamente del trasloco e quindi subiscono in silenzio il disagio. E’ solo l’ultima occasione di scontro sulla gestione del personale comunale, che riavvicina le posizioni del
Carroccio a Forza Italia. Giorgio Everet infatti ha contestato l’eccessiva frammentazione degli uffici pubblici, dislocati in punti diversi della città e difficilmente accessibili senza automobile, per non dire troppo trafficati e pericolosi: bisogna infatti recarsi in via  Persico e in via Giordano quando il centro storico permetterebbe ai cittadini di ritrovare le sedi pubbliche ravvicinate e raccolte in poche centinaia di metri. Critiche che colpiscono di nuovo la riorganizzazione della viabilità voluta dall’assessore Alessia
Manfredini. In discussione ritorna la mancanza di parcheggi. Aumentare il personale in via Aselli complicherebbe quindi la vita ai cittadini. In via Geromini intanto, da lunedì scorso, si può telefonare soltanto fino alle 11.30: un minuto dopo entra in funzione il risponditore automatico, che avverte gli utenti che gli orari di apertura al pubblico sono cambiati. Dalla giunta è pervenuta una spiegazione: i cambiamenti sono stati necessari per dare un servizio qualitativamente più puntuale di informazione e consulenza, anche telefonica e per mezzo della posta elettronica. I dipendenti così hanno più tempo per
sbrigare le pratiche. Da parte loro i sindacati, punti sul vivo dalla Lega, hanno replicato con il coordinatore delle rsu del Comune Giorgio Salami, che considera ironicamente “fantastici i due nuovi paladini dei lavoratori”, soprattutto dopo quanto dimostrato dal centrodestra nei cinque anni dell’amministrazione Perri. Dalla quale però il centrosinistra eredita un problema dei più classici e spinosi: la valutazione del personale dipendente. Infatti i criteri seguiti dai dirigenti, nell’emettere un giudizio che poi si traduce in busta paga come premio di produttività, non sono ancora stati concordati fra amministrazione e sindacati, pur dopo anni di proteste. In compenso, sono aumentate le posizioni organizzative, cioè i vicedirigenti di cui i sindacati avrebbero fatto volentieri a meno.

 

Paolo Zignani

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