Ripalta Cremasca CR E’ stata approvato un aumento di pressione del metano nello stoccaggio di Ripalta Cremasca, sul territorio del Parco del Serio a quattro chilometri da Crema lungo la via Piacenza. Il
ministero dell’ambiente, secondo il progetto iniziale, acconsente una sovrapressione al 110%: lo stoccaggio così contiene 400 milioni di metri cubi di gas in più, con una capacità che sale a due miliardi di metri cubi. Verranno perforati quattro nuovi pozzi e sarà costruita una centrale di trattamento dalla potenza di 35 megawatt. Parallelamente, crescerà il rischio di sismicità indotta, autorizzata dallo Stato, e quindi il ministero ha prescritto il monitoraggio sismico. Il comitato No Gasaran, guidato da Enrico Duranti, sta valutando il ricorso al Tar e un appello alla Regione, con l’aiuto di parlamentari e consiglieri regionali, perché la Lombardia sospenda la trattativa Stato-Regione come nel precedente di Sergnano, quando l’incremento di pressione del gas è stato fermato. Sono iniziati i contatti con i sindaci della zona per organizzare un’iniziativa di resistenza. La politica energetica, secondo diversi gruppi ambientalisti, sta alterando profondamente il territorio. A Cornegliano Laudense, vicino a Lodi, è iniziata la prima costruzione del nuovo stoccaggio, ma è la diffusione della rete di nuove tecnologie a venire criticata, come nel caso del biometano. L’intera provincia di Cremona è costellata da impianti di biogas, stoccaggi e metanodotti destinati a entrare in rete con il biometano ricavato dagli stessi agricoltori produttori di biogas. Il destinatario è il mercato internazionale, ben più che il territorio. Alle quote degli stoccaggi, che richiedono investimenti di capitali rilevanti – basti pensare ai 600 milioni chiesti dal governo Renzi alla Banca europea degli investimenti per l’iniziativa di Ital Gas Storage a Cornegliano Laudense – possono essere interessate le industrie, non i cittadini e il consumo quotidiano di metano. Il settore ambiente
dell’amministrazione provinciale ha autorizzato pochi giorni fa la costruzione e l’esercizio di un impianto di biometano a Cingia de Botti. Il biometano viene ottenuto a partire dal biogas ricavato dalla fermentazione anaerobica, da reflui d’allevamento zootecnico e da sottoprodotti vegetali, accanto a due impianti a biogas già esistenti. La trasformazione di buona parte del territorio in piattaforma energetica prosegue rapidamente, così come quella dell’agricoltura in agroenergia.

 

Paolo Zignani

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