Non capita spesso di entrare in una mostra d’arte ponendosi la domanda se si abbia il diritto di guardare a quello che la mostra racconta. Succede, ed è la stessa esposizione a porsi il quesito, con “La Terra Inquieta”, nuovo progetto di Massimiliano Gioni per la Fondazione Nicola Trussardi e la Triennale di Milano. Una mostra dedicata alla rappresentazione delle migrazioni nella cultura visiva contemporanea che è anche un viaggio attraverso luoghi, territori, politica, forme artistiche diverse e documenti. Insomma, una grande narrazione policentrica e polifonica sul nostro presente più sradicato. Ciò che si percepisce fisicamente nella mostra, sia guardando i grandi collage di Thomas Hirschhorn che aprono e poi chiuderanno l’esposizione, sia rivedendo uno dei più celebri lavori di Adrian Paci oppure restando straniti di fronte al campo profughi utopico di Wafa Hourani, è l’instabilità del nostro presente e la necessità di rappresentazioni multiple, sempre su un confine tra il conosciuto e l’ignoto. In una prospettiva, come ha sottolineato Beatrice Trussardi, presidente della fondazione intitolata al padre, che è anche storici. Interessante anche l’uso degli spazi della Triennale, con il coinvolgimento della scala con la vetrata di Daniel Buren, che conduce lo spettatore al piano superiore dell’esposizione dove ci si imbatte nelle opere di più forte impatto, a partire dal dialogo tra un classico Boetti con una potente installazione di Kader Attia e con il neon “Mare Nostrum” di Runo Lagomarsino. Un arricchimento che passa dalla monumentale imbarcazione di Abdessemed che a sua volta conduce verso un grande El Anatsui, simbolo vivente di un’arte capace di unire i continenti. Prima chiudere l’esperienza di visita della mostra davanti alla Statua della Libertà raccontata dal cinepresa di Steve McQueen. Tra gli artisti in mostra anche il bulgaro Pravdoliub Ivanov, con le sue bandiere di fango, datate 1995, che accompagnano lo spettatore all’ingresso. “La Terra Inquieta”, accompagnata da un catalogo Electa, resta aperta al pubblico fino al 20 agosto.

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