Ci sarebbe stata “una deliberata linea di politica aziendale” del San Raffaele per conseguire “i maggiori rimborsi possibili da parte del Servizio Sanitario Regionale” alla base della “accertata sistematicità e frequenza delle violazioni riscontrate” nelle cartelle cliniche dei pazienti dalle quali è emersa “l’incontestabile contemporanea presenza” di chirurghi e anestesisti “in più sale operatorie” in oltre 2 mila interventi. Interventi effettuati tra il 2011 e il 2013 in regime di accreditamento e che hanno portato nelle casse dell’ente oltre 18 milioni di euro. E’ quanto scrive il gup di Milano Carlo Ottone De Marchi nel provvedimento con cui ha mandato assolto Giuseppe Profiti, “per pochi mesi” vice presidente del Cda – precisamente nel periodo in cui il polo ospedaliero e scientifico era travolto dal dissesto – al termine del processo con rito abbreviato con al centro presunte irregolarità nei rimborsi percepiti su interventi chirurgici in quanto è risultato che “le equipe” di medici sarebbero state “regolarmente costituite” solo sulla carta. In sostanza, per l’accusa, sono stati presentate alla Asl, ai fini dei rimborsi, le autocertificazioni attestanti la regolarità, risultata poi non vera, dei requisiti di accreditamento e che in questo caso hanno riguardato il numero chirurgi e anestesisti presenti in sala operatoria per ogni intervento effettuato. Per questo il giudice ha rinviato a giudizio per frode in pubbliche forniture Roberts Mazzucconi, storico direttore sanitario dell’ospedale fondato da Don Verzè e Mario Valsecchi e Nicola Bedin, amministratori della struttura, il primo fino al 2012 e l’altro ancora in carica. Il gup De Marchi, ha ritenuto che Profiti, “rimasto nel Consiglio di Amministrazione della Fondazione Monte Tabor soltanto per pochi mesi” e cioè dall’8 luglio 2011 all’ 1 febbraio successivo, “al momento dell’assunzione dell’incarico (…) si è trovato a dover fronteggiare una situazione di grave crisi aziendale, rispetto alla quale l’imputato (così come gli altri membri del nuovo Consiglio di Amministrazione insediatosi nel luglio del 2011) è stato investito – in ragione delle sue competenze – del compito di agire in discontinuità rispetto al passato e di tentare un risanamento” del polo ospedaliero di Segrate. Inoltre, secondo il giudice De Marchi, “non consta che abbia mai preso parte ad atti o decisioni inerenti la gestione operativa e organizzativa delle attività cliniche della struttura”. Come si sottolinea nelle motivazioni dell’assoluzione del manager della sanità, è vero che Profiti nell’ottobre 2011 ha sottoscritto una delle “autocertificazioni” che attestava la regolarità dei requisiti relativi alle dotazioni organiche nelle sale operatorie, “ma altrettanto vero è che, per detto motivo, potrebbe al più essergli addebitata un’omissione colposa di controllo”.

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