“Il sindaco può spiegare la sua assenza in aula o siamo di fronte ad un’autosospensione non dichiarata?”. È intervenuto così in aula il consigliere comunale di opposizione di “Milano in Comune”, Basilio Rizzo, che aveva chiesto al sindaco di riferire all’aula in merito alla nuova ipotesi di reato a suo carico, nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti Expo. “In una città dove si ha rispetto del Consiglio comunale le dichiarazioni sulla notizia di venerdì scorso andavano fatte in aula. La presenza del sindaco in aula era “doverosa” anche secondo la Lega Nord e Milano popolare. “A dicembre il sindaco si è autosospeso – ha osservato Matteo Forte (Milano Popolare) – e poi ha tirato i remi in barca, non vorrei che questa nuova ipotesi di reato condizionasse anche il lavoro dei prossimi mesi”. “Mi spiace che il sindaco non sia qui – ha concluso Gianluca Corrado del Movimento 5 stelle – sarebbe stato un gesto di cortesia istituzionale, anche semplicemente venirci a dire quello che ha detto alla stampa in questi giorni”. Ai consiglieri ha replicato in aula la vicesindaco Anna Scavuzzo. “Il sindaco è impegnato per un appuntamento istituzionale e per questo oggi non sarà presente in consiglio – ha detto. Nella giornata di venerdì ha saputo dai giornali e poi ha ricevuto un avviso di chiusura delle indagini, ma ha deciso di non commentare le iniziative della procura e non lo farà né oggi né in futuro”. Intanto spuntano i verbali delle testimonianze anche di Diana Bracco e di Christian Malangone, rispettivamente ex presidente ed ex direttore generale di Expo spa, del manager Carlo Chiesa, di Davide Bizzi, titolare della Sesto Immobiliare, di Peverelli, uno dei componenti della famiglia che gestisce il colosso del verde in Lombardia e da sempre fornitore del comune di Milano e della Regione e di alcuni manager dell’impresa Mantovani. Bizzi e Peverelli di certo sono tra i testi chiave per la ricostruzione del nuovo episodio di turbativa d’asta contestato a Sala in concorso con Antonio Rognoni e Pier Paolo Perez, ex direttore ed ex capo ufficio gare di Ilspa, relativo all’affidamento del verde, piante e arbusti e tappezzanti per un valore di circa 5 milioni, ritenuto irregolare in quanto, per l’accusa, sarebbe stato costruito su misura per l’associazione florovivaisti lombardi. Bandi, questi, che, secondo l’accusa, avrebbero dovuto ripartire da zero con il relativo ricalcolo della base d’asta per quello della Piastra. Cosa che, invece, visti i tempi stretti e l’avvicinarsi dell’inaugurazione dell’esposizione, secondo le tesi difensive, non venne fatta con la conseguenza che la Mantovani si occupò di un unico pacchetto, compreso l’acquisto, la piantumazione e la manutenzione del verde.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata