Incredulità, rabbia, condanna, comprensione. E le inevitabili ripercussioni sulla sua attività lavorativa: il capotreno che si è ferito da solo e ha inventato l’aggressione ora rischia grosso: il posto di lavoro, una sanzione, e l’ira di una parte dei lavoratori che si sono sentiti presi in giro. Anche se le bocche, in casa Trenord, sono cucite, la società dovrebbe licenziare l’uomo e chiedergli i danni per l’interruzione di servizio e per lo sciopero: una cifra che qualcuno quantifica intorno ai 300mila euro. Tra i colleghi continua a regnare ll’incredulità, perché quando è arrivata la notizia della clamorosa svolta nelle indagini da parte del procuratore di Lodi Domenico Chiaro, sui social stava ancora rimbalzando l’immagine della una mano ferita da un coltello, proprio quello scatto postato su Facebook dal capotreno che è diventato una delle prove per gli investigatori per la finta aggressione. In ogni caso, tutti sono d’accordo nel dire che si tratta di “un fatto gravissimo che deve essere punito”. Però, il problema della sicurezza esiste davvero sulle linee ferroviarie non solo lombarde, e c’è infatti chi continua a chiedere la presenza dell’esercito sui treni. Secondo alcuni, infatti, l’atteggiamento del capotreno sarebbe stato determinato dalla grande esasperazione e dalle minacce ricevute sul posto di lavoro da immigrati che reagiscono con toni intimidatori. Ad esporsi maggiormente, fino ad ora, sono stati i sindacati: c’è chi dice che “Se fosse confermata la ricostruzione fatta dal procuratore di Lodi ci troveremmo di fronte ad un fatto gravissimo che deve giustamente essere perseguito dalla magistratura. Attenzione però, non si cancella il problema delle aggressioni che rimane nei numeri che questo episodio ha fatto emergere. Dal conteggio delle aggressioni ne va sottratta una. Si deve quindi continuare senza indugi a lavorare per delle soluzioni, come stabilito in prefettura lunedì con Trenord e Regione Lombardia”. E c’è poi chi si dice sconcertato e preoccupato e si chiede cosa mai “abbia potuto portare un lavoratore a uscire di casa armato. Ragioni e dinamiche del fatto andranno approfondite, ma resta l’evidenza di un problema sicurezza ed è forte l’esasperazione del personale di bordo nello svolgere le proprie mansioni in questa situazione. Ed è soprattutto evidente l’esigenza di affrontare con decisione il problema della sicurezza, tenere alta l’attenzione e monitorare lo stato psicofisico dei lavoratori”.

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