Il naufragare, diceva Leopardi, in certi mari è dolce. Forse lo è anche, per gran parte della sua estensione, il perdersi nella mostra “TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai”, un progetto di portata vastissima che l’artista ha messo in scena per la Fondazione Prada di Milano, scegliendo opere di altri artisti, spezzoni di programmi televisivi delle Teche Rai e un allestimento originale, ideato dallo studio M/M (Paris), che è parte integrante dell’emozione e del naufragio che viene offerto allo spettatore.Tra dipinti di Schifano o di Guttuso, video che hanno per protagonisti artisti come Giorgio De Chirico o show con Mina e Raffaella Carrà, Vezzoli mostra come quella televisione, forse inconsapevolmente, fosse in realtà animata da una dirompenza estetica a tutto tondo, che fosse legata al modo in cui sono state raccontate le tragedie di quegli anni, oppure al kitsch visionario di Amanda Lear o Grace Jones in prima serata. Il tutto in un contesto di profonda ritualità televisiva Davvero sorprendente poi il modo in cui la mostra ha radicalmente cambiato la percezione degli spazi della Fondazione, creando ambienti del tutto nuovi anche agli occhi del frequentatore abituale. Una felicità che a volte è dolorosa, come nella parte più politica della mostra – con momenti assolutamente imperdibili nel Podium, tanto al piano superiore quanto nello spazio dedicato ai femminismo e alle opere di Carla Accardi – ma che a volte è anche piena della consapevolezza, per chi quegli anni li ha vissuti, di esserne venuti fuori. E la cronaca di questa sopravvivenza, la nostra sopravvivenza, è qualcosa che vale la pena di essere rivista, soprattutto attraverso l’occhio sempre in movimento di Francesco Vezzoli

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