Il primo cittadino di Milano è tra i dieci indagati nell’inchiesta sulla gara per la Piastra di Expo, chiusa qualche settimana fa dalla Procura Generale in vista della richiesta di processo, e le accuse a lui contestate si basano sul “travisamento dei fatti”, sulla loro “erronea lettura” e su una ricostruzione “tendenziosa, errata e superficiale” e sono costruite ‘a tavolino’. Nelle oltre 70 pagine depositate dagli avvocati, non solo si cercano di smontare le accuse mosse dal sostituto pg Felice Isnardi, ma si rivendica anche l'”assoluta trasparenza” con cui Sala ha operato rispettando regole e ruoli con l’obiettivo di tagliare il traguardo: la celebrazione dell’Esposizione Universale, “cruciale per il prestigio di Milano e del Paese”. Dunque, la colpa contestata all’ex ad di Expo si basa sul “travisamento dei fatti”, sulla loro “erronea lettura” e su una ricostruzione “tendenziosa, errata e superficiale”. Per i legali del sindaco, le ipotesi di reato formulate dalla procura generale per falso materiale e ideologico “relativo all’atto di nomina di due commissari supplenti della commissione esaminatrice della gara per la ‘Piastra’” e turbativa della gara indetta da Expo per la realizzazione dell’opera pubblica, sono “infondate”, “pretestuose” e “risultato di una superficiale conoscenza sia della normativa generale sulle gare pubbliche, sia della particolare categoria delle gare pubbliche per le quali la normativa prevede la possibilità di adottare deroghe, sia infine della specificità della gara della Piastra a seguito delle deroghe introdotte e delle decisioni assunte dal commissario governativo”. Inoltre, l’eventuale retrodatazione di due verbali per sostituire in corsa due commissari di gara incompatibili – definita “un vero e proprio delitto senza movente” – sarebbe stata “del tutto innocua non avendo in nessun modo determinato l’irregolarità della procedura”.

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