Arriva un gruppo di 38 di ricercatori che potrebbe spiegare il legame che si nasconde tra obesità, diabete e tumore del seno. Questa scoperta arriva dal Centro della Complessità e dei Biosistemi (CC&B) dell’Università di Milano in uno studio pubblicato sulla rivista NPJ Systems Biology and Applications.

Da tempo diversi studi clinici ed epidemiologici hanno identificato il sospetto di un rapporto tra obesità, cancro alla mammella e diabete. A oggi nessuno è stato in grado di dare una conferma di questa relazione a livello di espressione genetica. Dovuto soprattutto a una serie di fattori: il principale è legato puramente tecnico, legato alla qualità dei dati ottenuti dalla ricerca e, in particolare, la presenza di una grande quantità di rumore di fondo, che rende difficile individuare alcuni elementi ricorrenti nei risultati delle analisi di migliaia di geni in molti individui diversi.

«Nel campo biomedico vengono effettuati moltissimi esperimenti, grazie ai quali è stato possibile raccogliere ingenti quantità di dati biologici in diversi database pubblici», ha spiegato Caterina La Porta, membro del CC&B e professoressa di patologia generale al dipartimento di Scienze e politiche ambientali dell’Università di Milano.

«Combinare set di dati provenienti da studi diversi sarebbe molto utile per ottenere informazioni sempre più accurate e rilevanti, ma ciò comporta anche un problema, chiamato batch effect», ha aggiunto La Porta, che ha coordinato la ricerca.

«I dati provenienti da ciascun esperimento sono infatti condizionati da cause tecniche che non hanno a che fare con i fattori biologici. Questo genera un rumore di fondo che può mascherare alcune differenze importanti dal punto di vista biologico quando si confrontano campioni appartenenti a lotti diversi».

Finalmente tramite l’utilizzo di due tecniche chiamate decomposizione ai valori singolari e analisi di deregolazione dei pathway i ricercatori sembrano aver mitigato il problema.

Hanno finalmente individuato 38 geni che sono espressi in maniera diversa negli adipociti provenienti dalle persone obese rispetto a quelli provenienti da persone non obese. Una sorta di firma genetica, dunque, che sembra caratterizzare in maniera specifica la condizione di obesità. Questi geni sono associati a processi di infiammazione e risposta immunitaria, e a complicazioni note dell’obesità come il diabete di tipo 2 e l’infertilità.

Inoltre è noto che presentino anomalie analoghe anche nelle donne con cancro alla mammella, il che sembra quindi confermare l’associazione fra questo tipo di tumore e l’obesità.

«La forza del nostro lavoro deriva dall’uso di metodi di filtraggio e riduzione del rumore particolarmente appropriati, grazie ai quali siamo riusciti a mitigare il batch effect. Questa strategia di analisi potrebbe venir utilizzata anche per studiare altre patologie, consentendo di sfruttare con maggior accuratezza l’enorme quantità di dati accumulati nella letteratura biomedica. Grazie a questo approccio, siamo riusciti a identificare una lista di geni caratteristici dell’obesità, che sono anche associati al diabete di tipo 2 e al cancro alla mammella. Il tutto con un grado di precisione simile a quello usato per identificare il Bosone di Higgs», conclude Caterina La Porta.

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