Brescia. Sarebbero scesi per soccorrerli, perché avevano capito che erano scivolati e volevano fare qualcosa per aiutarli ma, probabilmente, si sono fatti prendere dal panico e sono scivolati tutti. Un volo di quasi 200 metri. Sono le parole di Mirko Dezullian, gestore del rifugio Denza, tra I primi a correre in soccorso degli alpinisti in difficoltà. E a cercare di dare una spiegazione a questa tragedia che ha trasformato una gita sulla Presanella in un dramma. Per Sale Marasino, da cui provengono gli scalatori, per il gruppo dei camminatori di montagna “I gira monti»”, sulla cui pagina Facebook ieri è apparso un solo commento: “rimaniamo in silenzio”, accompagnato da un cuore nero in segno di lutto e per tutta la comunità bresciana. Probabilmente, sempre secondo Dezullian, due delle tre cordate erano già arrivate sul piano, sul facile, mentre gli altri erano ancora sul ripido. Poi qualcuno è scivolato, si sono spaventati e, nello scendere, sono scivolati tutti, fermandosi contro una specie di crepaccio, sbattendo sul ghiaccio durissimo. E a pagare il tributo più caro sono stati Raffaella Zanotti di 41 anni, “una mamma bella” nel ricordo di chi la conosceva e Luciano Bertagna di 45, sportivo, un meccanico molto abile che per anni ha fatto parte del circo del Motomondiale in cui ha lavorato per la Ducati fianco a fianco con campioni come Loris Capirossi e Max Biaggi. Ricoverato al Civile di Brescia nel reparto di Prima Rianimazione, il 51enne, il marito della vittima, che ha riportato la frattura della tibia. I figli della coppia – uno di 14 anni ancora da compiere, altro di 21 anni – si trovano invece all’ospedale di Trento: il più giovane, in particolare in condizioni molto gravi. Con la famiglia Ziboni sul ghiacciaio della Presolana c’era un altro nucleo familiare sempre di Sale Marasino compost da tre persone, tutti coinvolti nella caduta: il marito è all’ospedale di Bolzano in condizioni serie, la moglie e il figlio sono invece stati ricoverati a Trento. Ed è per le condizioni dell’adolescente la maggior preoccupazione per le persone ferrite: si tratta di un ragazzo di 13 anni, ricoverato all’ospedale Santa Chiara di Trento. L’adolescente e il genitore sono in serie condizioni. I carabinieri hanno seguito intanto le procedure d’indagine del caso, sentendo i feriti in grado di parlare, per tentare di ricostruire esattamente l’accaduto.

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