Cremona. Salasso a corso Vittorio Emanuele II, dove l’amministrazione provinciale, pur avendo registrato un deficit di bilancio di tre milioni e 44mila euro il 30 giugno, tanto da non poter nemmeno approvare il bilancio di previsione 2017, è tenuta a versare un contributo di finanza pubblica allo Stato, che dopo aver tagliato ripetutamente i trasferimenti di risorse alle Province ora per il secondo anno ha diritto di essere sostenuto economicamente in base alla legge 190 del 2014. E che contributo: ben 17 milioni  557mila euro da versare nelle casse nazionali, allo scopo di ridurre la spesa pubblica. Il settore Risorse economiche e finanziarie, data la situazione di esercizio provvisorio, non ha potuto adempiere se non parzialmente: il dirigente Massimo Placchi, con la determina del 23 agosto, ha versato quanto poteva, cioè 7 milioni e 744mila euro al ministero degli Interni. Soldi girati tramite l’agenzia delle Entrate, ricavati dagli incassi sulla quota di Rc auto spettante alla Provincia, oltre all’Imposta provinciale di trascrizione, sempre legata alle pratiche della motorizzazione civile. Resta così un impegno verso il ministero di Marco Minniti di ben nove milioni e 813mila euro, che l’ente presieduto da Davide Viola potrà versare solo dopo l’approvazione del bilancio previsionale di quest’anno, evento ancora circondato dall’incertezza. Già il 6 luglio infatti la Conferenza Stato – Città Autonomie locali ha rinviato il termine per l’approvazione dei bilanci al 30 settembre, anche se da mesi si parla di un nuovo ruolo delle Province, salvatesi dal referendum costituzionale. Le alienazioni patrimoniali non hanno dato risultati: nessuno ha acquistato l’ex sanatorio di Toscolano Maderno, nemmeno dopo la riduzione della base d’asta da 11 milioni e 700mila a 8 milioni e 800mila. Diverse imprese lo hanno visitato, ma nessuno ha messo mano al portafoglio. Invenduto anche l’immobile di Borno, mentre restano in proprietà ancora non poche le dell’A21, che il gruppo Gavio, deludendo rosee previsioni, non ha acquistato. E non sono bastati a corso Vittorio Emanuele II, che si dibatte da anni tra mille difficoltà, nemmeno i 4 milioni e 661mila incamerati dall’A21 come rimborso ai soci, provenienti dal fondo straordinario di riserva.

 

Paolo Zignani

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