Il Comune di Vescovato assurge agli onori del bollettino idrocarburi e georisorse, a cura dell’ufficio minerario nazionale, che per conto del ministero dello Sviluppo economico ha prorogato di cinque anni la concessione di Padana Energia dell’area del pozzo e dell’ex centrale alle porte di Cremona, ridefinendone i confini. L’area risulta dimezzata, da 29,13 chilometri quadrati a 14,56, in base a un decreto ministeriale datato 28 marzo, che è stato reso possibile grazie anche al consenso della giunta regionale, senza però che il Comune cremonese sia mai stato messo al corrente, pur trattandosi di decisioni rilevanti per l’ambiente. Il pozzo è stato gestito dall’Eni, sino al 2009, poi Padana Energia ha ottenuto l’autorizzazione a coltivare idrocarburi liquidi e gassosi. Nella campagna di Vescovato, non lontano dalle latterie di Ca de Stefani e del Forcello, a un chilometro dal centro abitato, si trova il pozzo esaurito e non lontano la centrale che Padana Energia vuole riutilizzare. Il sindaco Maria Grazia Bonfante oppone il proprio diniego alle richieste della società del gas, che ha già eseguito una prova di produzione. Nell’area la falda acquifera è affiorante e crea quindi difficoltà tecniche. Il vecchio pozzo Eni aveva prodotto 4 milioni di metri cubi di gas: le tubature e gli impianti andrebbero rinnovati, con sistemi di abbattimento modernizzati. Quale sia l’obiettivo industriale di Padana Energia, che comunque procede con prove di produzione, non è ancora ben chiaro. Non dovrebbe essere realizzato uno stoccaggio di gas, quindi è possibile che l’attenzione sia rivolta alla connessione con i numerosi impianti a biogas della zona, tra Stagno Lombardo, Pieve D’Olmi e San Daniele Po e il circondario di Cremona, impianti che secondo la strategia energetica nazionale saranno messi in rete con la piattaforma del biometano, per uno sfruttamento del territorio ancora più intenso, criticato dalle associazioni anche per la destinazione delle risorse energetiche al mercato internazionale. Un uso speculativo delle risorse, quindi, contrario all’obiettivo realmente strategico della valorizzazione dell’agricoltura. La trasparenza rimane scarsa: i Comuni non partecipano al processo decisionale quando si tratta di idrocarburi. Lo dimostra anche il fatto che i dati del monitoraggio sismico di Sergnano, eseguiti dalla Snam sin dal 2014, non sono ancora stati resi noti. Il consigliere Enrico Duranti, del movimento 3.0, ha presentato un’interrogazione al sindaco Gianluigi Bernardi il 10 luglio e ancora non è pervenuta risposta.

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